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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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ecff mìlano 


European C o u n f e r Network 

Agosto 1993 

SPAZI SOCIAll 
& 

CONSULTE 





- _ .NDICE dei 

V 0 nTe'n U T I 


BOLOGNA 

Centri Sociali Occupati: un rinnovato grattacapo 
per le amministrazioni locali (Redazione Emiliana leroNetwork) 

PDS come Lega? (CSO PelleRossa) 

Lunga vita al Pellerossa 
Sulle Consulte (R.B.) 

ROMA 

Pirateria di Porto 

... e la lotta continua (Vittorio Emanuele) 

FIRENZE 

CSA Ex-Emerson 

MILANO 

Comunicato Stampa 

NAPOLI 

Fuori dalle Trincee 

VENEZIA 

CSA Morion 

PADOVA 

CSO Pedro 
Radio Sherwood 

BRESCIA 

Facciamoci Spazio (Ecn Brescia) 

FERRARA 

Comitato per gli Spazi Autogestiti 

MILANO 

Intervento introduttivo all'Assemblea del 1 7 giugno 

(Comitato Provinciale per l'abrogazione secca dell'art. 1 9 ) 

Perchè la Consulta (Collettivo Klinamen) 

Lettera aperta all'Assemblea Permanente 
per i Diritti Negati (Alcuni compagni di via dei Transitì) 

La Consulta non esiste (Collettivo Klinamen) 

Facciamoci spazio (Collettivo Klinamen / Consulta per Baggio) 



ECN Milano 


CENTRI SOCIALI OCCUPATI; 
UN RINNOVATO GRATTACAPO PER 
LE AMMINISTRAZIONI LOCALI 


I centri sociali sono al centro di un rinnovato 
interesse da parte dei mass-media nazionali: questo 
succede soprattutto da quando il CSO Leoncavallo 
di Milano è diventato oggetto di campagna elettorale. 

Come compagni dobbiamo dunque 
domandarci se esiste una rinnovata importanza del 
ruolo dei Centri Sociali Occupati o se è solo una delle 
tante varianti della girandola di interessi sui quali si 
focalizza la propaganda borghese. 

Ci pare, come redazione emiliana di Zero- 
Network, che nell'attuale riproposizionediunacuitura 
diffusamente perbenista, i Centri rappresentino real- 
mente un problema non solo di “look" per le am- 
ministrazioni locali. Certo i centri sociali sono sempre 
stati oggetto della repressione o dei tentativi di 
repressione del potere (non dimentichiamo iltentativo 
di sgombero dello stesso Leoncavallo nell'89) ma 
non c’è dubbio che le diverse amministrazioni dovendo 
adeguarsi alle esigenze di eff icentismo che vengono 
richieste dal capitale moderno, soffrono in modo piu’ 
acuto dell’esistenza di queste realtà. 

Non dobbiamo dimenticare che siamo nel 
periodo della cancellazione del concetto di an- 
tagonismo nelle fabbriche, nel periodo delle priva- 
tizzazioni di tutto il patrimonio pubblico, cioè nel mo- 
mento in cui vengono eliminate quelle garanzie so- 
ciali che hanno garantito un certo tipo di coesistenza 
“civile” in Italia. E’ inevitabile quindi che in questa 
fase di relativa incertezza, le forze politiche emergenti 
si pongano l’obiettivo di distruggere tutti i poli di 
opposizione politica forte rispetto al disegno politico 
complessivo. 

Non è un caso se parliamo di 'forze politiche 
emergenti" in modo indifferenziato e non parliamo 
solo di “leghismo". Infatti questo tipo di politica 
caratterizza un po’ tutte le compagini amministrative 
che a livello locale henne ottenuto delle affermazioni. 
In particolare ci pare di poter indicare come obietti- 
vamenteconvergentisu diversi punti! percorsi politici 
sia del PDS che della Lega. E’ per questa ragione che 
nei volantini del CSO Pellerossa di Bologna è posta 
con forza ladomanda:«Vitalicome Formentini?». 
In altri termini anche a Bologna il sindaco Vitali (PDS) 
sta conducendo con determinazione una campagna 
volta allo sgombero del Centro Sociale e, seppurcon 
l’utilizzo di una metodogia piu’ sofisticata, la sua 
scelta non discorda per nulla da quella del neo-eletto 


sindaco di Milano Formentini (leghista). 

Come redazione regionale, però, ci siamo 
soffermati sul fatto che le scelte politiche di Lega e 
PDS concordano in modo impressionante (per chi 
ancora ha un poco di indignazione da spendere) an- 
che su altre scelte. Ad esempio rileviamo che il pro- 
gramma di privatizzazione delle farmacie comunali 
di Bologna ha poco o nulla da invidiare a quello che 
i leghisti hanno fatto con la Centrale del latte di Mi- 
lano e che in generale i piu’ conseguenti programmi 
di privatizzazione sono andati in porto o sono in 
corso di svolgimento, proprio qui, nell’ex “Emilia 
rossa” non a caso sperimentati dall’ex PCI. 

Il rilievo che Intendiamo fare è che in 
mancanza di un orizzonte rivoluzionario (anche se è 
sempre stato fumo negli occhi nell’interpretazione 
PCIsta) 0 quantomento antagonista, l’immaginario 
amministrativo delle nuove giunte comunali non si 
differenzia molto sia che esse siano targate PDS o 
Lega. Infatti teniamo presente che se il problema è 
quello di costruire un modello sociale confacente alle 
compatibilità padronali, le varianti non possono essere 
infinite ma anzi si inscrivono tutte in un quadrante 
abbastanza ristretto. A Parma, per fare un altro e- 
sempio di un comune pidiessino, è stata proposta la 
istituzione di BOT comunali alla stregua dei leghisti 
milanesi! 

Ciò in cui differiscono le due compagini 
politiche, la si ritrova nel metodo pitiche neicontenuto. 
Infatti mentre i leghisti a Milano hanno fatto mostra 
dei muscoli, i pidiessini a Bologna utilizzano dei me- 
todi più subdoli, di aggiramento-accerchiamento. 
Diciamo che mentre i tagli alla sanità, all’assistenza 
medica, agli handicappati, tossicodipendenti, malati 
e anziani, i tagli ai trasporti, le privatizzazioni e la re- 
pessionedelle realtà autogestite, sono messe in atto 
in modo rozzo dai leghisti, le stesse cose sono mes- 
se in atto dai pidiessini con maggiore “classe”. 

Prendiamo l’esempio dei due centri sociali, 
Leoncavallo a Milano e Pellerossa a Bologna: mentre 
i leghisti se ne sono usciti con una sparata che rischia 
di trasformarsi in un boomerang (tanto che sono co- 
stretti a correre ai ripari pubblicando una serie di 
articoli sull’Indipendente per ottenere II consenso 
sociale necessario allo sgombero), I pidiessini stanno 
“lavorando ai fianchi” con una campagna stampa 
preventiva che passa per esempio su Repubblica. 


BOLOGNA 


Spazi Sodali 


1 



ECN Milano 


Nessunasparatasullachiusura forzata, mailmostrare 
anzi una volontà di mediazione (fasulla), un volontà 
sociale che proviene dal “rappresentanti” degli stu- 
denti (decreti delegati) che propone soluzioni filo 
pidlessine (proprio perchè sono pldiessini), un'in- 
soddisfazione che verrebbe dagli abitanti del quartiere 
in cui è sito il centro sociale e che desidererebbero 
ilsuosgombero, una "pericolosltà”fasulla determinata 
dalla presenza dei compagni che renderebbe im- 
possibile la continuaziuone dei lavori di restauro del 
fabbricato oggettodell’occupazione.Insomma: Vitali 
stà tentando di creare un clima sociale maggioritario 
favorevole allo sgombero prima di procedere, mentre 
Formentini ha creato il problema quasi nel vuoto ed 
ora è costretto a rincorrere il consenso per la sparata 
fatta (oltretutto non si è neppure preoccupato di sa- 
pere se il prefetto era consenziente al suo progetto). 

Ha ragione Bossi a dire che i suoi concorrenti 
più pericolosi sono quelli del PDS: infatti è l’unica 
compagine politica che ha degli amministratori 
navigati e competenti che possono gestire il males- 
sere sociale causato dalla politica di cui i padroni 
hanno bisogno. Non dimentichiamoci che il PDS ha 
forti entrature nel sindacato (specie CGIL) e che non 
esita a parlare di federalismo se la moda spira da 
quella parte. 

Ma chiudiamo la parentesi istituzionale per 
tornare alla domanda iniziale: come utilizzare, dal 
nostro punto di vista, l’interesse che si è rifocalizzato 
sui centri sociali? 

Un esponente dei Cobas insegnanti scrive 
sul suo ultimo testo: «Le nuove “Camere del lavoro 
metropolitano” potrebbero prendere l’avvio intorno 
alla ormai storica esperienza dei “Centri sociali auto- 
gestiti” i quali, benché abbiano avuto nelle principali 
città italiane un ruolo essenziale per l’identificazione 
del giovane proletariato urabano, stentano oggi a 
fuoriuscire dal ghetto forzato e dal centro di raccolta 
di “alternativi”, che vi consumano per lo più prodotti 
culturali antagonistici, ma isolati e frammentati.» 

Senza entrare nel merito del progetto de- 
lineato dal libro di Bernocchi, vogliamo sottolineare 
la necessità di rendere i centri sociali un luogo di “in- 
tersezione” di diverse realtà autoorganizzate, che ci 
pare l’unica possibilità per uscire vincenti dallo scontro 
in atto. Vogliamo cioè dire che la via d’uscita per con- 
trastare la repressione montante, è quella di ampliare 
l’orizzonte della lotta, ampliare il campo di intervento 
del compagni dei centri sociali e delle realtà che 
possono riconoscere il centro sociale stesso come 
volano delle lotte che partendo dal diritto alla casa, 
arrivino alla salute, dalla liberazione dall’eroina alla 
liberazione dalla schiavitù del lavoro, dal diritto al sa- 
lario minimo garantito fino a quello per un’esistenza 
e per un ambiente di vita qualitativamente e comples- 
sivamente migliore. 


La redazione Emiliana 
di Zeronetwork 


PDS COME lEGA? 


Sono passati due mesi di produzione continua di 
iniziative politiche, culturali e sociali che hanno 
stravolto l’assetto fisico di Piazza Verdi, rendendola 
di nuovo luogo di incontro e socialità per sottrarla allo 
spaccio istituzionalizzato che quotidianamente si 
compie sotto gli occhi della polizia. 

Una mensa condannata al degrado e all’incuria dalle 
speculazioni dei padroni della città è stata liberata ed 
attraversatadatutte le energie che la “politicasociale” 
del PDS ha sistematicamente cercato di soffocare. 
La nuova politica sociale dal volto umano di vitali non 
convince sopratutlo perchè i tre tentativi di sgombero 
che abbiamo sventato mal si conciliano con il suo 
programma di “valorizzazione delle esperienze 
giovanili”. 

Forse in Piazza Verdi disturbano più i pellerossa che 
l’eroina? 

E se è così di quale crimine siamo responsabili? 
Certamente di occupare un luogo per dare spazio 
alla creatività e all’impegno sociale quando questo 
luogo è destinato a diventare una sala da thè per 
baroni e un avamposto per la produzione libraria di 
GL 

Certamente spaventa la produzione culturale e 
politica non 

autorizzata dall’amministrazione comunale e 
l’esistenza di un luogo di aggregazione che sfugga 
dal controllo delle cooperativa e dalla logica di 
spartizione del potere. 

Certamente diventa reato offrire pasti a 1000 lire in 
un momento in cui Roversi Monaco sogna una 
Bologna come Harward con tante discoteche e sale 
da thè ma pochi studentati, mense e altre strutture. 
L’autogestione, l’autogoverno e l’organizzazione dal 
basso sono la nostra risposta al vuoto politico e 
sociale di questi anni di fronte all’ipocrita risposta 
istituzionale che vuole ridurre a questioni di ordine 
pubblico quelli che sono invece problemi sociali quali 
la casa, il reddito, lo studio, gli spazi ecc. 

I valori di cui il PDS si fa portatore vengono negati da 
anni e anni di sgomberi violenti deliberati dal consìglio 
comunale a maggioranza e concretizzati dalle forze 
dell’ordine. 

Lo sgombero minacciato al Leonkavallo di Milano dal 
nuovo sindaco razzista Formentini non sarà molto 
diverso da quelli decisi dall’ex sindaco PDS Imbeni 
a Bologna. 

Vitali come Formentini? 

CENTRO SOCIALE OCCUPATO 
AUTOGESTITO PELLEROSSA 



Luglio/ Agosto ! 993 


BOLOGNA 



iCN Milano 


COMUNICATO STAMPA 
Bologna 12 agosto 1993 


LUNGA VITA 
AL 

PELLEROSSA! 


Questa mattina alle 8 le infinite progettualità espresse 
da mesi aH’interno del Centro Sociale Occupato 
PelleRossa di Piazza verdi 2 sono state interrotte 
daH’intervento delle forze dell’ordine che hanno 
proceduto manu miiitari allo sgombero dei locali. 

A Boiogna il controllo sodale del territorio è giunto a 
un limite non più accettabile. Lo sgombero arriva 
improvvisamente, senza alcun preavviso, mentre 
era ancora aperta una trattativa tra gli occupanti, 
l'ACOSTUD e l'amministrazione comunale. Ricor- 
diamo che i locali e le attrezzature della ex mensa 
centrale versavano In statodi abbandono dacirca un 
anno; proprio il destino dello stabile, al centro di pro- 
getti di ristrutturazione che non hanno neanche la 
copertura finanziaria, era al centro delle richieste 
degli occupanti, che avevano chiesto trasparenza e 
pubblicità degli atti amministrativi che interessano il 
progetto, così come è stata posta la questione dei 
servizi per gli studenti in un ateneo sempre più 


costoso e sempre più inefficiente. L’ex mensa 
centrale, adibita a centro sociale è diventata in tre 
mesi di attività un punto di riferimento per quelle 
esperienze, giovanili e non solo, che nella nostra 
città non hanno possibilità e luoghi di espressione. 
Oltre alle attività musicali e spettacolari, ricordiamo 
le assemblee sul disagio mentale con II dott. Giorgio 
Antonucci, sullatossicodipendenza con i responsabili 
del SERT dell’USL 27, sui problemi del mondo del 
lavoro in occasione della campagna referendaria per 
la democrazia in fabbrica, le iniziative di solidarietà 
internazionale (Salvador, Cuba, Sud Africa, Pale- 
stina), i laboratori. 

Oggi tutto questo viene cancellato con un colpo di 
spugna da parte di istituzioni sorde, che per “effi- 
cienza” e chiusura superano la Milano Leghista. 
Nientedi nuovo,daquestopuntodi vista, rispettoalla 
giunta Imbeni, responsabile dello sgombero di almeno 
sei centri sociali occupati, tra i quali la Fabbrika e 
l’Isola nel Kantiere, ancora In attesadi locali alternativi 
promessi e mai assegnati. 

C’è anche da considerare una convergenza di tutte 
le forze politiche, dal PDS alla Lega, nella politica di 
repressione delle realtà sociali di base: neppure un 
mesefa è stato sgomberato il centro sociale occupato 
Ex Emerson di Firenze, mentre il Leoncavallo a 
Milano vive nell’incubo dello sgombero imminente. 
Oggi Piazza Verdi viene restituita alla sua funzione 
specifica: ghetto pertossicodipendenti e spacciatori, 
deserto sociale in una città che premia solo la logica 
del profitto ed espone in vetrina l’imprenditoria di 
Bologna Sogna e il baraccone del MADE IN BO. 

Non saranno I cellulari della polizia a farci sparire: il 
PelleRossa scompare solo geograficamente, ma 
riapparirà. 

... e I conti non li faranno più senza di noi 

C.S.O.A. PELLEROSSA, Bologna 



BOLOGNA 


Spazi Sodali 




ECN Milano 


Subito dopo lo sgombero del C.S.O.A. “Pellerossa" 
ho distribuito in vari incontri e assembleee - e 
puntellato con infuocati interventi - il seguente appello. 
Non essendo che una parte di un documento 
transmaniaco più lungo, non mi sembrava il caso - 
almeno perora - di metterlo in rete, ma alle mie spalle 
c'è Sandrone con una Smith & Wesson che non 
ammette scrupoli o tìtubanze: “E cazzo, dai, mettilo 
In retei E mettilo In rete, così se ne può discuterei E 
mettilo in rete!”. E va bene, eccovelo qui. 

R.B. 

SULLE 

CONSULfE 

• E' il capitale stesso a smembrare lo 
stato e a sconvolgerne I nessi amministrativi, inadatti 
aimporrelanuovatiranniadella velocità: l’onnipotenza 
e onnipresenza del TEMPO REALE. 

Procediamo oltre il Welfare State e oltre lo stato- 
nazione.. .verso una nuova CITTA’-STATO POST- 
NAZIONALE, nodo di una confederazione sovrana- 
zionale il cui sistema neurovegetativo sarà il Video- 
drome, la rete delle telecomunicazioni. Il tempo reale 
cambia la politica e la società (... tutti i trasporti sono 
lanciati in un impossibile inseguimento, tentano di 
“bruciare” l’esperienza del viaggio, sottopongono i 
corpi ad annichilenti accelerazioni... I Treni ad Alta 
Velocità imitano il teletrasporto dei films di fan- 
tascienza, l’utopiadi TRASMETTERE I CORPI come 
si spedisce un fax...); le megalopoli, sconvolte dalle 
immigrazioni e dal problema abitativo, crepano in 
larghe pozze di sangue e di merda; l’esperienza 
dell’abitante o dei viaggiatore si frantuma sotto i 
bombardamenti di informazioni sovrapposte, di 
risonanze, di segni tagliati e confusi; lo spazio urbano 
perde ognìriconoscibilità,slfailleggibile e inintelligibile. 
La vecchia città è morta, il territorio implode, e con 
esso il "sociale”di cui la città era recipiente. La nuova 
megalopoli è il microcosmo avvelenato di tutto un 
continente; è l’Interzona delle interzone, la fiera dei 
conflitti per il possesso di un territorio che non esiste 
più, lo spettacolo dei neotribalismi. Qualcuno la 
chiama “Europoli”. 


^ • I padroni delle Europoli hanno In mano 
corpi, merci, servizi, spettacoli, armi. I rackets trans- 
politici dei centri urbani più piccoli e periferici temono 
di restare ai margini della “comunicazione”, della 
produzione di Immaginario Tecnologico, dello sfrut- 
tamento di General Intellect. Secondo costoro “ se le 
frontiere vengono soppresse, bisogna sopprimere 
anche le distanze”, occorre garantire “queU’urba- 
nizzazione del tempo reale che forse permetterà di 
evitare la tanto temuta marginalizzazione periferica” 
(P. Virilio). Ogni sindaco e opinion-leader locale 
chiede di “non rimanere fuori dall'Europa”, chiede 
che il suo territorio abbia garanzie di accesso all’ 
informazione e alle nuove tecnologie pari a quelle 
delle grandi europoli. E’ il coronamento dell'ultima 
rivoluzione dromocratica: ''L'Europa di domani [si 
fonderà] sulle telecomunicazioni e i vettori ad alta 
velocità, abolendo... lo SPAZIO REALEdel continente 
europeo, a esclusivo vantaggio del TEMPO REALE 
di azione immediata, che conferisce di nuovo ai polo 
urbano un potere politico tale da rendere il suo 
sindaco un feudatario, un signorotto, come nelle 
gerarchie di un tempo” (Idem). 

La vecchia forma-stato nazionale si autosopprime 
su 2 livelli: per aggregazione a una formazione eco- 
nomica-politica sovranazionale (CEE) e/o per di- 
sgregazione e riorganizzazione (L’URSS è diventata 
CSI attraverso la concorrenza spettacolare tra i suoi 
diversi rackets politici, che sotto il nuovo-vecchio tra- 
vestimento della nazionalità o dell’etnia continuano 
, bene o male, agovernare... ). Spessissimo i 2 livelli 
si integrano e confondono nello stesso processo: nei 
paesi dell’Europa occidentale le tentazioni “seces- 
sioniste”, i progetti di federalismo autoritario, il ritorno 
alle rivalità etniche, non sono solo fenomeni di “re- 
sistenza” alla mondializzazione, ma accompagnano 
quest’ultima, sono indispensabili rivendicazioni di 
specificità che mantengono dinamico il mercato del 
General Intellect, PARTICOLARISMI UNIVERSALI- 
STICI (paradossi operanti) che favoriscono l'inte- 
grazione spettacolare e l’urbanizzazione del tempo 
reale. 

6 * In poco più di un secolo, l’economia 
spettaco lare-mercantile ha attraversato tutte le linee 
Maginot, & domato e sfiancato tutti i "cavalli di Frisia”. 
In un’assidua opera di colonizzazione e banalizza- 
zione, essa ha fondato un tele-impero sopprimendo 
le distanze geopolitiche, ma “raccogliendo ladistanza 
nel suo intimo, in quanto separazione spettacolare” 
(G. Debord). 

La nostra città , contemplata dall’alto, somiglia a un 
circuito aperto, collegato a tutti gli altri da correnti 
visibili (la circolazione umana e di merci “tangibili”) e 



Luglìo/Agosto 1 993 


BOIOGNA 



ECN Milano 


invisibili (le trasmissioni di dati, lungo i cavi a fibre 
ottiche 0 sulle onde hertziane). La banalizzazione 
economica dell'esperienza è il “voltaggio” di questa 
corrente, è la costante che garantisce l’equivalenza 
dei suoi “conduttori” (delle città)...es. il turista passa 
da un "luogo senza qualità” all'altro, respirando 
sempre la stessa aria, scendendo 2,4,8,16 volte 
nello stesso fiume; Il turismo è l'eterno ritorno del- 
l’identico, è lo sciabattamento beota per le orribili 
strade di Alghero o del Lido degli Estensi, è la spiag- 
gia indoor giapponese con mare di plastica e at- 
mosfera artificiale (manon meno''naturale”diquella 
esterna...), è la pista da sci con neve sintetica (ma 
ormai lo è anche quella “vera”...); è la speculazione 
edilizia, la cementificazione, ma anche il suo com- 
plemento, la sua indispensabile deuteragonista, 
quella “ideologia del restauro” che conserva i centri 
storici in salamoia... Sono omogeneizzati di espe- 
rienza, frullati di non-vissuto, panorami tutti uguali 
che ti lambiscono la coda dell'occhio mentre percorri 
l’autostrada. NihiI novi sub sole, letteralmente. 

La città-stato telematica non sarà un luogo, ma un 
elemento qualsiasi in uno spazio continentale in- 
determinato. E più questo processo andrà avanti, più 
i poteri locali cercheranno di inglobare le resistenze 
e incanalare gli inevitabili conflitti, sintetizzando nuovi 
allucinogeni, inventando nuove etnicità, recintando 
identità e ideologie, "scremando" subculture. Pen- 
sateci: più lo spazio urbano, pressato e piallato dal 
tempo reale, diventa liscio, e più il situazionauta può 
scivolarci sopra, unire un punto all’altro, attaccare i 
nessi amministrativi. E' un "effetto collaterale” che il 
potere costituito può e deve ri-codificare e ri-fun- 
zionalizzare, tramite la ricostituzione delle appar- 
tenenze, delle abitudini, delle identità. In un certo 
senso, il potere ha un bisogno dannato di “effetti 
collaterali”, perchè il mercato deve rimanere 
dinamico... Ma al tempo stesso il mercato va con- 
trollato. Perpoterde-territorializzare, ilcapitaledeve 
costantemente ri-territorializzare, e viceversa. 

• L'urbanismo è il palinsesto dentro cui 
gli architetti possono sbizzarrirsi & interpretare “un 
ruolo fondamentalmente negativo nella creazione di 
modelli incomprensibili agli abitanti” (Jean-Pierre 
Estrampes). L'urbanismo è l'insieme delle condizioni 
preliminari perchè gli architetti possano IMPORRE 
alla percezione una “contrapposizione di progetti 
narcisistici... L'architettura peplum di Botili o 
l’immaginario fantascientifico di un NouveI non ne 
rappresentano forse un perfetto esempio? Infan- 
tilismo del comportamenti di una cultura omoge- 
neizzata, fondata esclusivamente sui valori dello 
snobismo piccolo-borghese: la notorietà mediatica e 


il consumo del segni della moda” (Idem). 
L’autoritarismo dell’architettura postmoderna è oggi 
possibile perchè la città è già stata pianificata CON- 
TRO isuoi abitanti: la storia dell’urbanisticaè la storia 
dei tentativi di plasmare la società per Impedire la 
comunità: era necessario separare, dividere & con- 
trollare la classe operala (radunatasi in città per lavo- 
rare nelle industrie). Programmare il territorio signi- 
ficava INVENTARE forme e luoghi della “socialità” e 
dell’”aggregazione”, perchè “l’integrazione alsistema 
deve reimpadronirsi degli individui isolati in quanto 
isolati insieme” (G. Debord). li “sociale” diventava 
così il terreno delia integrazione e del conflitto, del 
comando e delle resistenze: negli stessi luoghi e 
momenti in cui i proletari si organizzavano (Case del 
popolo, sezioni dei partiti operai, clubs e circoli ri- 
creativi) veniva - non “nonostante” ma proprio grazie 
a ciò - garantita al capitale la riproduzione della forza- 
lavoro... Nella città taylorista-fordista, il sociale era il 
regno della dialettica tra lotte operaie e sviluppo 
capitalistico. 

L’autoritarismo dell’architettura postmoderna è oggi 
n-e-c-e-s-s-a-r-i-o perchè il fordismo è finito, le città 
si 'terziarizzano” sconvolgendo la vecchia compo- 
sizione di classe & inventando nuovi compiti per i 
programmatori del territorio. .. Il sociale è stato sbrin- 
dellato dalle ristrutturazioni, e il videodrome ne ha 
preso il posto. Ma proprio questa inaudita atomiz- 
zazione e questo generale spossessamento fanno 
sì che TUTTI abbiano ottimi motivi per rifiutare il di- 
sciplinamento, che TUTTI possano sentirsi esclusi e 
rivoltarsi. Come recuperare questo pericolosissimo 
disincanto? Come tornare a DIVIDERE? Da un lato, 
come scrivevo sopra, imbrigliando il desiderio nel 
gioco dei neorazzismi, dei risentimenti neoetnici e 
della concorrenza tra rackets identitari; dall’altro, 
trasformando la città in un incomprensibile "campo 
di esperimenti” (gli EXPO e consimili progetti, i me- 
ga-centri direzionali, l’edificazione degli ipermercati) 
per tornare a imporre la divisione, ma con nuovi e 
diversi criteri. E’ la programmazione territoriale senza 
più territorio. 

4 * In un suo saggio su Praga (“La città 
come progetto incompiuto”, su “Lettera inter- 
nazionale”, anno 9, n.35-36, gennaio-giugno 1993), 
Jacques Derrida scrive: ’’E’ l’INCOMPIUTEZZA, è la 
non-saturazione dello spazio urbano che dovrebbe 
costituire la regola d’oro di ogni progetto di restauro 
0 di rinnovamento urbano di oggi. Questa non- 
saturazione non consisterà nel lasciare degli spazi 
vergini o selvaggi, ma nel costruire seguendo strutture 
tali che nuove possibilità funzionali ed estetiche 
possano arricchire la città all’infinito pur con- 


BOIOGNA 


Spazi Sodali 



ECN Milano 


servandola, fondare proteggendo, conservare il 
patrimonio esistente senza ridurre la città a un mu- 
seo o a una sepoltura monumentale, ciò che la città 
comprende sempre in sè, ma che non sarà mai [...] 
Una città deve restare aperta a ciò che essa è con- 
sapevole di non sapere che cosa sarà. Bisogna 
iscrivere il rispetto di questo non-sapere nella scienza 
e nella competenza architettonica e urbanistica. 
Altrimenti, non si farebbe altro che applicare dei pro- 
grammi, totalizzare, saturare, asfissiare”. E' una 
proposta apparentemente “debole”, & in realtà 
sovversiva. Lo Horror vacui dell'economia spetta- 
colare-mercantile fonda e giustifica il totalitarismo 
della programmazione territoriale; totalitarismo fatto 
ancora una volta di antinomie: lasciare intatto - de- 
molire conservare - aggredire museo-alvea- 
re 

Per sottrarre la forma urbis alla re-invenzione e al 
desiderio di chi la abita, si può congelare lo spazio, 
renderlo immoto (l'«ideologia della conserva- 
zione», che mette I centri storici sotto bacheca, non 
per sottrarli alla mercificazione bensì per farne una 
merce di lusso, perconsegnarli a bottegai, managers 
e potentati turistico-immobiliari); oppure si può 
lasciare via libera allaspeculazione,allaseparazione 
più violenta e traumatica, al “campo di esperimenti". 
Il risultato è sempre una riduzione dall'alto della 
complessità sociale dell'urbe, è l'imposizione di 
"monocolture” (M. Cacciarl) che distruggono le pre- 
cedenti molteplicità di funzioni e di esperienze. E' 
l'unità fittizia che garantisce la separazione reale: 
“Lo spettacolo.. .edifica la propria unità sul lacera- 
mento. Ma la contraddizione, quando emerge nello 
spettacolo, viene a sua volta contraddetta da un ro- 
vesciamento del suo senso; di modo che la divisione 
mostrata è unitaria, mentre l'unità mostrata è divisa” 
(G. Debord). 

3 * Derrida fa parlare Praga, e le fa im- 
plorare; “...de-ri-costruitemi, siete sulla soglia, in- 
granditemi, trasformatemi, moltiplicatemi, non lascia- 
temi intatta, assumetevi il rischio di decostruirmi. Se 
mi lasciate intatta, e una, mi perderete. Bisognacon- 
servarmi e scassinarmi, salvaguardarmi e trasfi- 
gurarmi, trasformarmi persalvarmi, bisogna amarmi 
e violentarmi, ma in un certo modo e non in altri...” 
Quei “certo modo” non lo troveranno mai le signorie 
elettive delle prossime città-stato; quel certo modo 
può trovarlo solo chi si diletta nella critica pratica 
della vita quotidiana; solo chi è già “incompiuto” - chi 
va alla deriva e rifiuta le riterritorlalizzazioni - può 
capire & realizzare l'incompiutezza e la reinventabilità 
dello spazio. E solo il situazionauta è realmente 
incompiuto. Ed è la transmaniacalità lo sbocco af- 


fermativo dell'Incompiutezza. I situazionauti devono 
organizzarsi in Consulte, devono dispiegare un 
contropotere post-territoriale, unificando dove lo 
spettacolo divide, dividendo dove lo spettacolo unifica. 
Devono COSTRINGERE la città all'Incompiutezza 
(imporre la reinvenzione - autogestita e dal basso - 
dello spazio urbano), senza rimpiangere neppure 
per un secondo la scomparsa del sociale, bensì 
giocando ad “assumerla come contenuto positivo” 
(R. Paccosi). Le Consulte saranno le a-l-t-r-e città, 
l'a-l-t-r-o “recupero urbano"; saranno tele-organizzate 
su scala interurbana e transnazionale, e saranno i 
“consigli operai” della loro epoca (che è poi LA 
NOSTRA EPOCA), irrappresentabili perchè differenti, 
solcati da differenze che rimarranno nomadi e rine- 
goziabili, che non si cristallizzeranno in identità chiu- 
se, abitudinarie, neotriball. 

2* IL COSIDDETTO “MOVIMENTO AN- 
TAGONISTA” DEVE USCIRE DA SE STESSO; tutte 
le forse anti-sistema devono uscire da se stesse. E 
non è il problema di un contenitore; proprio come I 
transmaniaci non sono nè possono essere un “grup- 
po”, così la consulta non è un “comitato”, non è una 
sorta di parlamentino nè un’appendice delle Am- 
ministrazioni, una loro testa di ponte nelle terre della 
“partecipazione popolare” e della “democrazia di- 
retta”... La consulta non deve servire a riunire le 
miserie, a “raccogliere le forze", a ''ricompattare" : 
con questo strumento e in questa comunità nomade 
noi definiremo STRATEGIE COMPORTAMENTALI 
SOVVERSIVE, metteremo il dito in tutte le piaghe 
del "recupero urbano”, cercheremo di impedire al 
potere di ridurre la città ad una pseudo-unità finta- 
mente armonica. Ciò che ho in mente è un laboratorio 
diffuso e policentrico, dove si forgino sempre nuove 
e diverse armi: per contestare la programmazione 
multimediale delterritorio occorre riappropriarsi della 
comunicazione, e questo non significa soltanto co- 
struirsi del media (radio, reti telematiche, video- 
produzione, pubblicazioni di ogni tipo, graffiti, uso 
dirompente di TUTTE le arti) ma anche ri-conoscere 
la nostra percezione, ri-conoscere i nostri corpi (es. 
rivoltarsi contro la medicina, contro la psichiatria, 
contro la politica...). Poiché il dato “ambientale” del 
dominio è quello che riassume in sè tutti gli altri, la 
CONSULTA PER L’INCOMPIUTEZZA URBANA , 
una volta definite le “discriminanti” e gli obiettivi 
parziali, potrà realmente muoversi in tutte le direzioni: 
ad alcuni interesserà fare ricerche al Catasto o 
inchieste sulla cementificazione, sulla rete dei tra- 
sporti urbani, su una certa opera pubblica... Ad altri 
verrà voglia di cambiare con performances o con 
sabotaggi l'uso di una piazza o la destinazione di un 



Luglio/ Agosto 1993 


BOLOGNA 



ECN Milano 


edificio... Ci sarà chi organizzerà le occupazioni di 
case 0 di centri sociali, e chi dirà (e farà) la sua sul 
restauro di un edificio antico... Tizio cercherà di im- 
porre la trasformazione di una discarica in area 
verde, Caio farà proseliti percontestare la "Cultura”, 
Sempronio preferirà sabotare la militarizzazione e il 
video-controllo delle strade, oppure deturperà le af- 
fissioni pubblicitarie, oppure si occuperà di “omicidi 
bianchi”, o di istituzioni totali, et cetera. 

1 • Il problema delle “discriminanti” ne 
introduce un altro: come fare le Consulte in quelle 
città dove vi sia una forte cooptazione istituzionale 
dei movimenti &/o un loro rapido recupero ideologico- 
mercantile, dove insomma vi siano micro-patti politici 
tra spossessati e spossessatori, alleanze palesi od 
occulte, mercato consociativo delle vacche, compe- 
netrazioni e passaggi sfumati tra movimenti e potere 
locale? Prima di tutto occorre capire come ha fun- 
zionato, come funziona e come funzionerà d'ora in 
poi questa “cooptazione”; in seguito occorre capire 
che il problema delle “discriminanti” è stato finora 
posto in maniera demenziale, è stato considerato 
quasi sempre un problema etico (“Quelli sono dei 
venduti!”, “Quelli leccano il culo!”...), oppure un pro- 
blema di memoria e di identità (“Quelli non sono dei 
compagni!", “Quelli sono degli infami!" ). E' proprio su 
questi atteggiamenti che vengono costruite le stra- 
tegie di recupero e di cooptazione: ogni racket mi- 
litante, ogni lobby 0 cordata, ogni gruppo si è creduto 
depositario della V.I.R. (Vera IdentitàRivoluzionaria); 
ogni leader v.i.r.ile ecarismatico si è autodelegato la 
rappresentanza dei “veri" interessi del movimento; il 
risultato è stata la più miope guerra di posizione. 


l’incapacità di rimettere in gioco le esperienze e di 
anticipare le mosse dello spettacolo; quando la ri- 
strutturazione è avanzata strisciando, la “compa- 
gneria” si è trovata a occupare postazioni rese inutili, 
e ie istituzioni hanno potuto avviare “paci separate”, 
trattative preferenziali per assegnare spazi, filtrare 
subculture, dare posti di lavoro. 

Una volta imposta la pacificazione (grazie soprattutto 
a coloro che si erano offerti allo spettacolo nel ruolo 
di “teste" del movimento), molti che avevano con- 
tinuato a combattere nelle retrovie (la “Colonna di 
ferro”), hanno dovuto immergersi nella sopravvivenza 
e nella disillusione, alcuni arrangiandosi a campare, 
altri scivolando nella tipica paranoia del “tradito” 
(quella che ti fa vedere complotti dappertutto), altri 
mimetizzandosi per cercare nuove armi. Allora cer- 
chiamo di capire che il recupero non è solo un pro- 
blema etico: è un problema strategico, un problema 
di inefficacia, di mancanzadi elasticità (E’ proprio per 
risolvere questi problemi che dobbiamo fare le 
Consulte). Le discriminanti ideologiche non servono, 
hanno l'unico esito nell’incapacità di riconoscere 
l’Altro; le discriminanti devono avere una motivazione 
stratego-tattica, è controproducente tracciare linee 
indelebili, in primo luogo perchè “in un mondo dove 
quasi tutti sono spossessati, quasi tutti sono potenziali 
rivoluzionari” (R. Vaneigem), in secondo luogo perchè 
opponendo confini a confini l’esperienza viene con- 
gelata nelle celle della Memoria, diviene tradizione, 
palla al piede, inconcludenza. 


... PER ORA SENZA CONCLUSIONI, 

R.B., Agosto 1993 



BOLOGNA 


Spazi Sociali 





ECH Milano 


PIRATERIA 
DI PORTO 


Il C.S.O.A. “Pirateria di Porto” di Roma è stato og- 
getto, fin dalla sua nascita circa due mesi e mezzo 
fa, di “notevoli" attenzioni da parte di presunti fascisti. 
Presunti perchè mai si è avuta notizia di connotati 
politici di queste aggressioni (tipo scritte fuori o int- 
orno al Centro, volantini o manifesti che attaccas- 
sero il Centro ecc.) nè la certezza dell’identificazione 
di alcuni degli aggressori in elementi fascisti. Resta 
il fatto che si è creato un clima di tensione nei dintorni, 
con scontri anche violenti, con feriti ecc., che rende 
sempre più difficiie operare ai compagni nella zona. 
Perquesto motivo, sia per non dare troppa importanza 
agli aggressori (almenofino ache non li si identifica!) 
sla per intervenire sul tessuto sociale che produce 
queste “bande" giovanili e di tifoserie violente, si è 
prodotto un volantino che non si pone nell'ottica pu- 
ramente antifascista e di etichettazione dei giovani 
dei bar e dei muretti come 'fascisti tout court”, bensì 
cerca di intavolare un rapporto sulle cause sociali 
che generano queste situazioni, per evitare che le 
manovre del fascisti (queiii veri..) possano produrre 
una massificazione dei comportamenti “poiitici" deila 
destra In questi quartieri popolari (cosa che sta già 
abbondantemente avvenendo, vedi Borghetto Pre- 
nestino). 

Con questo vogliamo anche informare i compagni, 
affinchè si rendano conto che il clima che vive Pi- 
rateria di Porto non è tanto quelio di una chiara ag- 
gressione fascista, quanto queilo di una degene- 
razione ormai diffusa di costumi e valori in senso 
reazionario (contro gli immigrati, contro chi se ne 
occupa, contro i “diversi” ecc.) 

Segue quindi questo voiantino... 

A CHI GIOVA UNO STATO DI 
TENSIONE NEI QUARTIERI? 

Da mesi, ormai, i giovani, e meno giovani, che hanno 
dato vita o frequentano il centro sociale "Pirateria di 
Porto”, ricavato daiio stabile abbandonato della 
capitaneria di porto, verificano direttamente uno 
stato di tensione che esiste ali’interno dei quartieri di 
testaccio e marconi, a iiveiio giovanile. 


Cosa spinge i giovani di questi quartieri (non diffe- 
rentemente da aitre zone periferiche) a sfogare le 
proprie tensioni in risse e vioienze, del tutto gratuite? 
Cosa motiva le aggregazioni giovanili fuori dai bar o 
nelle piazzette, che non sia una autoesaltazione di 
gruppo, un sentirsi fisicamente forti come “banda”, 
come gruppo da stadio? 

Nei quartieri, in generale, e in quelli popolari in par- 
ticolare, mancano sempre di più le occasioni di ag- 
gregazione genuina; culturale, sportiva, ricreativa. 
Quando esistono sono di dubbia qualità. Pensiamo 
a certe “bische”, dove girano droga e scommesse, 
dove i giovani, spesso disoccupati e privi di pro- 
spettive, si fanno abbindolare da false promesse di 
'facili” guadagni. 

I ragazzi di questi quartieri sanno quale è il loro pre- 
sente: disoccupazione o lavoro nero, poi forse per i 
piùfortunati un lavoro che non rispecchia certo le loro 
attitudini e i loro studi (per coloro che hanno potuto 
studiare). 

Quello che non sanno è quale potrebbe essere il loro 
futuro, un futuro preso il più possibile nelle proprie 
mani, un futuro privo di venditori di illusioni (droghe 
o soldi facili). 

Così, drammaticamente certi della loro condizione 
attuale, finiscono per non avere più riferimenti in una 
società dove governa il profitto e il potere, e cercano 
una nuova identità nella tifoseria violenta, neH’odio 
verso il diverso (da chi...?). 

Ci sentiamo in dovere dì fare queste considerazioni 
non per spirito di parte, per difendere a nostra volta 
una identità: bensì perchè questi problemi sono (o 
sono stati) anche i nostri. Lavoro nero e disoccu- 
pazione, scuolae università careda mantenere, pro- 
blema della casa o della vivibilità dei quartieri, tutte 
questioni su cui ci mobilitiamo per provare a dare u na 
soluzione che non sia la violenza gratuita, sfogo delle 
proprie frustrazioni. 

Vorremmo che queste soluzioni venissero cercate 
insieme e non contro ai giovani che affollano bar e 
muretti, perchè con essi condividiamo l'insoddisfa- 
zione verso questo stato di cose. Ma, a differenza lo- 
ro, cerchiamo di individuare dei “responsabili” politici 
contro cui lottare, e non caschiamo nella rete dei 
mafiosi, spacciatori e sfruttatori che abbondano in 
questa società fondatata sull'oppressione. 

Per questo l’invito è a confrontarci su quale senso 
dare alla nostra ribellione, ad organizzarci per un 
tempo libero a nostra misura, per un lavoro degno. 
E a respingere I manovratori di queste tensioni, 
vecchi strateghi dellatensione, fascisti di chiara mar- 
ca, che si chiamano ancora MSI o Delle Ghiaie, o ve- 
stono i nuovi/vecchi abiti dei nazisti di Movimento 
Politico e Meridiano Zero 



Luglio/ Agosto 1993 


ROMA 



ECH Milano 


Roma, 10.8.93 

COMUNICATO 

STAMPA 


All'alba del 1 0 Agosto un vasto spiegamento di forze 
deH’ordine, composto da polizìa, carabinieri, digos e 
marina militare ha effettuato io sgombero del centro 
sociale occupato autogestito "Pirateria di Porto”, in 
V. del Porto Fluviale 75. 

All'inizio di Aprile un gruppo di giovani dei quartieri 
circostanti aveva recuperato al degrado quessto 
edificio, ex sede della capitaneria dì porto, 
abbandonata da circa due anni. Con un grosso 
lavoro i locali erano stati puliti e ristrutturati, dando la 
possibilità di ospitare nell’area circostante una folta 
comunità di immigrati e di dare vita a decine di 
iniziative politiche e culturali con assemblee, concerti, 
proiezioni video e mostre. 

Durante l'operazione di sgombero! circa 60 immigrati 
sono stati malmenati e trattenuti in questura. I loro 
bagagli, insieme alle attrezzature del centro sociale, 
sono stati sequestrati, distrutti e incendiati. 
Nonostante le pressioni di avvocati e familiari, fino al 
pomeriggio la questura ha negato ogni tipo di 
informazione. 

Tutto ciò avviene dopo che commissario e prefetto 
avevano assicurato che fino alle prossime elezioni 
non ci sarebbero state operazioni del genere nei 
rig uardi dei centri sociali occupati della città. T utto ciò 
avviene dopo che si è aperta una vertenza tra centri 
sociali e comune per arrivare all'assegnazione. Tutto 
ciò avviene dopo che "Pirateria di Porto" era stata 
oggetto di vari attacchi neofascisti a colpi di molotov, 
razzi e pestaggi. Tutto ciò avviene dopo le stragi di 
stato e l'acuirsi della crisi economica e istituzionale, 
in un quadro nel quale la repressione funziona 
invece alla perfezione. 

Naturalmente questo episodio non rappresenta la 
fine della nostra esperienza e fin da subito la 
mobilitazione sarà tesa alla riappropriazione di ciò 
che cl è stato sottratto. 

l/le compagni/e 
del C.S.O.3. “Piratrìa di Porto” 


...E lA LOTTA 
CONTINUA 


Acircaquattromesidall'occupazionedeH'ex 
colonia marina "Vittorio Emanuele lll°” da parte dei 
somali espulsi dal CountryClubdi Castelfusano e de! 
compagni del Centro Sociale Spaziokamino", 
l’Ass.Cult. “Ranjha e Giulietta" (di cui fanno parte 
alcuni compagni del centro sociale e altrettanti 
pakistani della comunità alloggiata presso l’hotel 
Bounty dì Fiumicino, minacciati di sgombero) ha 
presentato ufficialmente al comune di Roma, alla 
provincia e alla regione Lazio un progetto per la 
realizzazione, aH’interno dello stabile occupato, di 
una strutturaconfinaiitàsocio-abitative per immigrati. 

Un lungo lavoro capillare ci ha permesso di 
creare una rete di cooperazione con altre strutture 
operanti sul territorio della XIII'' CIrc.ne nel campo 
sociale; hanno aderito quindi alla richiesta di 
approvazione del progetto l’Assemblea delle donne 
del consultorio di Ostia con cui le compagne hanno 
realizzato durante l’anno una serie di iniziative volte 
ad ostacolare l’avanzare della campagna antia- 
bortista portata avanti dalla destra reazionaria e dal 
vaticano; ci siamo proposti di realizzare un forte in- 
tervento informativo e preventivo sulla componente 
femminile degli immigrati presenti in XIII'' Circ.ne; 
hanno collaborato il Movimento Federativo Demo- 
cratico e 11 Tribunale per i diritti del Malato; l’Ass. 
Senza Confine ha infine contribuito mettendo a no- 
stra disposizione l’esperienza nel campo deH’im- 
migrazione, dei diritti negati, dei servizi inaccessibili, 
e dei canali più veloci per il raggiungimento degli 
obiettivi prefissi. 

Il lavoro più pesante, la lotta più dura resta 
però a loro, ai diretti interessati, agli immigrati; sono 
loro infatti ad usufruire direttamente di ciò che saremo 
in grado di realizzare insieme, cioè, più precisamente 
creare “a misura" uno spazio che risponda ad una 
serie di esigenze; alcune più impellenti e comuni a 
tutti (l’alloggio, il vitto, servìzi igienici, assistenza so- 
cio-sanitaria, lavoro); altre particolari ma altrettanto 
significative come ad esempio uno spazio per la 
comunicazione, per socializzare e collettivizzare i ri- 
svolti positivi e negativi di una esperienza unica co- 
me è quella della convivenza di più etnie all’interno 
di uno spazio comune. 

La valorizzazione del momento dell’incontro 
didiversecomunitàècondizione essenziale affinchè 
si possa presupporre una reale integrazione (nel 


ROMA 


Spazi Sodali 



ECN Milano 


senso non convenzionale del termine) e si possano 
gettare le basi della realizzazione di una società mul- 
tietnica. E’ necessario perciò che si accantonino sia 
l’idea di un”'alloggio temporaneo” per immigrati, 
privo di qualsiasi forma di autoorganizzazione, in cui 
relegare un numero indefinito ed imprecisabile di 
persone il cui impegno quotidiano sia volto esclu- 
sivamente alla lotta per la sopravvivenza (vedi Pan- 
tanella): sia, d’altra parte, l’idea di "centro di acco- 
glienza” in cui l’alloggio ed il vitto siano solo servizi 
di cui l’utente immigrato può usufruire senza con- 
tribuire personalmente al soddisfacimento dei propri 
bisogni; l’elemento essenziale del lavoro da noi 
intrapreso. Invece, è proprio l’iniziativa personale di 
ogni immigrato (e non) o meglio l’autonomia di ogni 
soggetto coinvolto in questo progetto. 

Solo a queste condizioni si potrà ottenere 
un inserimento cosciente in una nuova realtà, dif- 
ferente per cultura, religione, lingua dalla realtà 
d’origine. 

il nostro progetto ruota attorno a due punti 
cardine: la creazione di uno spazio destinato a scopi 
di tipo alloggiativo e la realizzazione di una serie di 
iniziative, da organizzare sempre all’interno di uno 
stabile occupato che così diventerebbe punto di 
riferimento, nel territorio della XIII'^ Circ.ne, sia per 
le altre strutture operanti sul tessuto sociale, sia, 
sopratutto, per gli immigrati che avrebbero così la 
possibilità di trovare risposte adeguate, sia di tipo 
informativo che risolutivo, alle loro esigenze. 

Queste iniziative si articoleranno in strutture 
stabili e “occasionali”; alcuni spazi all’interno del- 
l’edificio sono stati destinati alla realizzazione di 
servizi sociali polivalenti di tipo informativo, pre- 
ventivo, culturale e sociale. Sono questi i servizi che 
rispondono più direttamente alle esigenze del cittadino 
immigrato acuì le istituzioni non hanno voluto fornire 
alcuna risposta valida; l’immigrato giunto in Italia da 
paesi non appartenenti alla CEE è costretto ad 
assolvere una serie di percorsi legali e burocratici 
per ottenere il permesso di soggiorno, temporaneo 
0 residenziale, nel nostro paese; purtroppo tutto ciò 
che è stato realizzato dalla approvazione della legge 
Martelli in materia di informazione è dovuto all’ini- 
ziativa di singole strutture che spesso non hanno la 
possibilità di “pubblicizzare” il lavoro da loro svolto 
che così resta appannaggio esclusivo degli immigrati 
più fortunati che ne vengono a conoscenza. 

Questa sorta di servizio informativo po- 
trebbe diventare in seguito un piccolo “ufficio di 
collocamento”, punto di riferimento di immigrati in 
cerca di occupazione dove smistare domanda e 
offerta lavorativa; potrebbe inoltre sopperire ai ritardi 
istituzionali nel settore alloggiativo.(riappropriamoci 
dellla cosa pubblica... non la lasciamo in mano alle 
istituzioni corrotte e incapaci, autogoverniamoci!). 

All’Interno del “V. Emanuele”, circa due 
mesi fa, è stato attivato un corso di alfabetizzazione 
per gli occupanti Immigrati che intendono imparare 
0 perfezionare la padronanza della lingua Italiana; 
inoltre, durante l’estate alcuni giovani seguiranno un 


corso introduttivo e propedeutico al loro inserimento 
in vari istituti scolastici presenti sul territorio della 
XII|A Gire. 

li lavoro svolto dai compagni del Centro 
Sociale “Spaziokamino” ci ha permesso di usufruire 
di corsi di formazione professionale per immigrati 
che hanno trovato un più facile inserimento nel 
mondo del lavoro. 

Ultimo punto, non meno importante, è la 
CQMUNICAZIONE, che ricopre all’internodella storia 
dell’occupazione, un ruolo di primaria importanza; le 
feste organizzate dalle comunità in occasione di 
ricorrenze religiose operiiraggiungimentodiqualche 
obbiettivo particolarmente ambito si sono rivelati 
momenti preziosi per lo scambio interculturale dacui 
tutti siamo usciti arricchiti e sopratutto più consapevoli 
del valore di questa esperienza. 

Tuttavia la gravità della situazione 
“immigrazione” nel territorio della XIII'' Circ.ne 
necessita di ulteriori iniziative affinchè si possa 
intervenire efficacemente e concretamente per 
risolvere le esigenze sia primarie che secondarie 
degli immigrati. 

L’occupazione del V. Emanuele non si 
ripropone nè di risolvere definitivamente il problema 
alloggiativo degli immigrati nè dì ospitare tutti quelli 
presenti sul nostro territorio; intendiamo invece ri- 
lanciare e riaffermare il valore dell’occupazione e 
dell’autogestione come pretiche di lotta per la rlap- 
propriazione dei diritti negati, affinchè in tutta Roma 
e ovunque si diffondano infite cellule antagoniste al 
sistema capitalistico, autoritario, reazionario e sfrut- 
tatore, che dissemina morte dove cerca profitto, che 
emargina e ghettizza chi non si assoggetta alla sua 
sete di potere, che cercherà con ogni mezzo di sop- 
primere ogni esperienza come la nostra. 


MA NON CI TOGLIERANNO MAI 
LA RABBIA E LA GIOIA DI LOTTARE 


GLI OCCUPANTI 
DEL VITTORIO EMANUELE 




Luglio/Agosto 1 993 


ROMA 



ECNMilttHO 


SGOMBERARE 
Il CSA EX 
EMERSON, 
REGAIARE 
lA CITTA' 
AGII 

SPECUIATORI! 


Lunedì 12 a Firenze viene approvato ii Pia- 
no Regoiatore,unaspiendida operazione diconsegna 
deiia città al Mercato dei Pescecane, tutto sarà rego- 
iato in funzione dei Profitti e degii interscambi com- 
merciaii. i bisogni dei giovani, dei cittadini, degii an- 
ziani vengono meno. Ai massimo si regaia, qua e là, 
non senza fatica, qualche fazzoletto di verde. 

Lo sgombero di un vivacissimo Centro 
Sociale è la prima operazione di rilievo della conquista 
di un quartiere, Novoli, che diventerà sempre piùfun- 
zionale agli interessi produttivi dei PADRONI DELLA 
CITTA'. 

Nessuno vuole, e non è un caso, fermare 
questo sgombero. Il Sindaco della città, Giorgio 
Morales nel Consiglio Comunale di lunedì 1 2 ribadisce 
la validità dell'esperienza Emerson, ma due giorni 
dopo si rifiuta di incontrare i giovani del Centro e 
addirittura II denuncia per dffamazione 

Firenze, a più di un mese dalla strage è peg- 
gio di prima. Assessori funzionali agli Interessi degli 


speculatori, intrecci economico-politici delle consor- 
terie massoniche. E si vuole cancellare dalla città le 
esperienze di opposizione sociale e di altra socialità 
che in questi anni hanno scosso la monotonia del 
ritmi cittadini. 

L'assemblea del Centro Sociale Autogestito 
non ne può più della faziosa ipocrisiadi piccoli uomini 
che si dimostrano nella loro quotidiana applicazione 
della politica perquellochesono: SERVI DEI SERVI! 

L'assemblea del Centro Sociale Autogestito 
chiamatutti gli oppositori in città, ad una mobilitazione 
permanente a difesa degli SPAZI DI LIBERTA', con- 
tinuiamo lo stato di agitazione contro lo sgombero. 

A Firenze in questi anni è cresciuta una rete 
di opposizione e di lotta che vede a fianco dei giovani 
dei Centri Sociali, tutti i movimenti di opposizione dal 
basso: i lavoratori autorganizzati, gli occupanti del 
Movimento di Lotta per la Casa, gli studenti in lotta, 
i Comitati dei quartieri. SONO UNA SPINA NEL 
FIANCO ALLA CITTA' DELLA MASSONERIA, DEL- 
LA SPECULAZIONE, DEI PADRONI. L'assemblea 
del CSA EX EMERSON invita tutti gli organismi di 
base a fare della difesa degli spazi di libertà una bat- 
tag Ila Comune contro padroni-padrini vecchi e "nuovi”. 


VENERDÌ' 16 ‘SABATO 17* DOMENICA 18 
TRE GIORNI DI INIZIATIVE NON-STOP 
CONTRO LO SGOMBERO 

MUSICA\TEATRO\CINEMA\ARTE 

CONTEMPORANEA\VIDEO\ClBO\BEVANDE 


L’ASSEMBLEA DEL 
CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO 
EX-EMERSON-VIA BARDAZZ1 19 

ciclinproprviabardazzi19 - 15\7\93 



fIRENZE 


Spazi Sociali 


11 



ECN Milano 


Firenze 1 6\7\93 
COMUNICATO STAMPA 

LE LACRIME 
DI 

COCCODRILLO 

••• 


Ogni giorno che passa abbiamo l’impercettibile sen- 
sazionedisbatterelatestacontrounmuro. La Giun- 
ta Comunale è praticamente unanime nel volere l'im- 
mediato sgombero del Centro Sociale. Il paragone 
d’obbligo con l’approvazione del Piano Regolatore è 
più che evidente, in quartieri come Novoli l’esistenza 
di Spazi Sociali di libertà non sarà tollerata nè da 
Amministratori tantomeno da speculatori. 

Abbiamo ingenuamente perso alcuni giorni a ve- 
rificare la disponibilità dei nostri amministratori. Ci 
siamo resi conto di avere a che fare con il prototipo 
di omuncoli a cui non si può che consegnare l’infimo 
ruolo di SERVI DEI SERVI ... 

Per il resto il Centro Sociale continua le sue attività 
quotidiane, e nonostante sia luglio questo è attra- 
versato dacentinaia di persone. Molto più utile aprire 
spazi di socialità alle persone che tutti i giorni lottano 
per rivendicare i propri diritti. Ci è pervenuta la so- 
lidarietà di numerosi Comitati e Movimenti, una soli- 
darietà che ci appaga del lavoro svolto in q uesti anni. 

CONTINUIAMO LA MOBILITAZIONE 

VENERDÌ’ 16\SABAT017\D0MENICA 18 NON 
STOP DI GRUPPI MUSICALI 
TEATRALE ARTISTA CINEMA ETC... 

SABATO 170RE 9 PRESENZA DI MASSA DAVANTI 
AL CSA EX EMERSON 

MARTEDI’20 ORE 5 PRESIDIO MILITANTE DEL 
CENTRO SOCIALE 


L’ASSEMBLEA PERMANENTE 
DEL CSA EX EMERSON 


CONTRO I PADRONI 
DELLA GJIA'Ì 
DIFENDIAMO GLI SPAZI 
DI LIBERTA' ! 

IL CSA EX 
EMERSON 
NON SI 
TOCCA ! 

Hanno già deciso sul futuro della citta. Il piano re- 
golatore ridisegna la città dei profitti. Una città fun- 
zionale agli interscambi industriali\aziendali\turisti- 
ci, una città che più di prima Vive solo in funzione di 
accumulazione di capitali. 

I territori sono considerati come semplici planimetrie 
e volumi monetizzabili e non come luoghi delle rela- 
zioni umane, dellacultura, degli uomini edelle donne 
che li abitano. 

Le aree cosiddette dismesse incorporano nel loro 
passato produttivo una cooperazione i cui frutti sono 
sempre andati a vantaggio dei Padroni delle città e 
non dei loro subordinati, questi padroni dopo avere 
sfruttato i corpi, vogliono oggi sfruttarne i volumi. 

Gli uomini della Giunta Comunale erano\sono\sa- 
ranno strumenti servili dentro a questi disegni. Lo 
sappiamo bene noi che, in questi giorni, abbiamo 
perso tempo a tentare futili trattative. 

Erano\sono\saranno quello per cui sono predisposti 
da sempre: SERVI DEI SERVI I 

Per nostra fortuna il Centro Sociale vìvedi ininterotte 
relazioni sociali tra soggetti protagonisti della loro 
vita e della loro esistenza. Il Centro Sociale AP- 
PARTIENE a questi soggetti. Proprio per questo i 
tanti attestati di solidarietà della Firenze altra, dei 
Comitati di opposizione rafforzano la nostra identità. 

La nostra assemblea continuerà a riunirsi in forma 
permanente ogni giorno, la nostra opposizione non 
è mercificabile, il nostro impegno a continuare la 
battaglia per aprire SPAZI DI LIBERTA’ non sarà 
certo fermato da una azione di forza e di sgombero. 



Luglio/ Agosto 1993 


riRENZE 



ECH Milano 


Il solco Incolmabile tra LE NOSTRE Idee, la NOSTRA 
vita, e le LORO speculazioni, la LORO quotidiana 
miseria di ricerca del profitto accompagnerà le bat- 
taglie sociali per il diritto alla città nei corso di questi 
anni, di sicuro non cancelleranno l'esperienza del 
CSA EX EMERSON. 

VENERDÌ' 16 \ SABATO 1 7 \ DOMENICA 18 
NON STOP DI MUSICAVTEATRO 
ARTE ANTAGONISTA\COMUNICAZIONE 

MARTEDÌ' 20 ALLE 5 PRESENZA DI MASSA A 
DIFESA DEL CSA EX EMERSON DI FRONTE AL 
CENTRO SOCIALE, VIA BARDAZZI. 

L’ASSEMBLEA DEL CSA EX EMERSON 

ciclinprprviabardazzii 9 


ANCHE L'ARTE 
ANTAGONISTA 
VUOLE I SUOI 
SPAZI 

Il M.E.A.C. (museo di arte 
contemporanea) propone; "GIOBBE 
O L'ARTE DI CURARSI LE FERITE 
CON LE PROPRIE MANI." 

Pittura collettiva aperta a tutti gli 
artisti come segno di soiidarietà al 
csa Ex-Emerson minacciato da uno 
sgombero imminente. No aiia 
canceilazione dell'unico luogo di 
esposizione, raccolta, 
documentazione dell'espressione non 
omologata ai mercato dell'ailel 
Perchè il centro sociale venga 
riconosciuto come luogo d'arte e 
quindi tutelato dalla devastazione e 
dalla speculazione. 

DOMENiCA 1 8 LUGLiO ore 21 ,30 vìa 
Bardazzì 19 COORDINAMENTO 
DEGLI ARTISTI 

LUNEDI’1 9 LUGLIO ore 21 ,30 via 
Bardazzì 19 REALIZZAZIONE 
PITTURA COLLETTIVA 


M.E.A.C. 


COMUNICATO STAMPA 
Firenze 19\7\93 


CONTINUA 



AL C.S.A. EX 
EMERSON 


Anche in questi giorni il Centro Sociale è stato attra- 
versatodacentinaiadi persone, adimostrazione che 
l'isolamento dei giovani del Centro non esiste. Il flus- 
so continuo di donne e uomini all'Interno dello spazio 
è la migliore dimostrazione della vitalità del Centro 
Sociale. 

Intanto si prepara l’operazione di sgombero. E cosi' 
un’area che negli anni '70 era II simbolo del peggiore 
sfruttamento dell'uomo suH’uomo,oggidiventa sfrut- 
tamento degli spazi e dei volumi su cui investire. 
Cambiano g i i an ni, ma è sempre il prof itto a sch iacciare 
I bisogni coilettivi, e le aree dismesse diventano 
terreno di conquista facììe degli speculatori. 

Ma quattro anni di attività non si cancellano a colpi di 
sgomberi. Sono anni di reiazioni sociali ininterrotte, 
sono anni di socialit’ e di battaglie comuni contro la 
cittàdeì padroni e il narcotraffico. Consiglio Comunale, 
speculatori. Magistratura, Digos, devono inevitabil- 
mente fare i conti con una realtà che non vive di pro- 
fitti ma di relazioni sociali e culturali antagoniste. 

DOMANI MATTINA ALLE 5 

PRESIDIO\MANIFESTAZIONE DI MASSA 
AL CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO 
EX EMERSON 

QUESTA SERA (LUNEDI’ 19) 

RAPPRESENTAZIONI TEATRALI 
DEL TEATRO "POSSE" 

DEL CSA EX EMERSON 


L’ASSEMBLEA DEL CENTRO SOCIALE 
EX EMERSON 


Spazi Sociali 



FIRENZE 




ECN Milano 


COMUNICATO STAMPA 
Firenze 22\7\93 

TRUFFA, 

TRUFFA, 

FALSITÀ'... 

1) LA TRUFFA 

La famiglia Sabatini esce "sulla stampa" con una 
notizia a prova di bomba. A settembre proporrà al 
Comune l’acquisto dello stabile di Via Bardazzi, 
previa diritto di prelazione. Noi, ovviamente siamo 
restii nel credere che un manipolo di speculatori 
spenda due miliardi nell'acquisto di un immobile, 
chieda concessioni che puntualmente l'assessore 
Franchini concede. ...mobilita (alla faccia dei 
contribuenti) un vero e proprio esercito per lo 
sgombero all'Indomani dell'approvazione del PRG, 

TUTTO QUESTO PER NIENTE 

Se cosi' fosse la "truffa" diventerebbe operazione 
criminosa, teste spaccate, fermi, denunce, perchè ? 
E' mai possibile che a Firenze "ras" del cemento, 
speculatori, uomini legati alle logge massoniche per 
il semplice gusto di liberare un area possono fare 
tutto do' che gli pare ? 

2) FALSITÀ’ 

Dal giorno dello sgombero la Questura di Firenze 
tenta un ‘operazione di ribaltamento di ciò che è 
successo... 

Dopo alcunipresuntiferiti (mani, avambracci e dital), 
ora si è ritrovato addirittura un arsenale. Birilli, bot- 
tiglie vuote, tubi Innocenti, stagne di benzina... 
Inutile spiegare l'utilizzo dei tubi innocenti per il pal- 
co, le stagne per il maledetto generatore, i birilli (che 
diventano bastoni) per la palestra e cosi’ via. La 
prossima volta i palloni diventeranno “massi’’ peruna 
catapulta, e le “rete" di pallavolo una barricata... 

POLIZIA E CARABINIERI SI SONO PRESENTATI 
“ARMATI" ALLO SGOMBERO, USANDO E PRATI- 
CANDO VIOLENZA. GLI OLTRE CENTO PRESENTI 
LI HANNO ASPETTATI A “MANI NUDE”, TUTTO IL 
RESTO E' FINZIONE, AMMASSO DI BUGIE PER 
SCARICARE LEGALM ENTE LE RESPONSABILITÀ’ 
SUL CENTRO SOCIALE, MA LE IMMAGINI DEL 
TG3 FANNO TESTO PER CHIUNQUE VOGLIA 
SAPERE COME SONO ANDATE LE COSE. 

E’ CERTO CHE DA OGGI IN POI NON ACCET- 
TEREMO PIU’ LA VIOLENZA GRATUITA DA PARTE 
DELLE FORZE DELL’ORDINE 


IL CSA EX EMERSON SI E’ RIORGANIZZATO 
NELL’AREA DISMESSA IN VIA NICCOLO’ DA TO- 
LENTINO ANGOLO VIA DI QUARTO, CI SONO 
GIUNTI ATTESTATI DI SOLIDARIETÀ’ DA TANTI 
CENTRI SOCIALI, COMITATI, SINGOLI. INVITIA- 
MO TUTTI A PARTECIPARE ALLE ATTIVITÀ’ DEL 
CSA EX EMERSON-TUTTI I GIORNI IN VIAN. DA 
TOLENTINO. 


Ringraziando per gli attestati di 
solidarietà ( da quelli militanti 
degli altri Centri Sociali a quelli 
delle parti istituzionali) e 
invitando tutti a partecipare alle 
prossime iniziative dell'Ex 
Emerson in Via Niccolò da 
Tolentino angolo Via di Quarto 
lanciamo un appello per : 

** Polizia, imbianchini, muratori hanno distrutto il 
materiale artistico all’interno del Centro Sociale, chi 
è in possesso di materiale fotografico dei CSA può 
recapitarie in Via di Mezzo 46 dalle 17 alle 19 tutti i 
giorni esciusa la domenica. E’ importante per potere 
documentare le attività di quattro anni del Centro di 
Via Bardazzi. 

** La furia poliziesca e I presunti “lavori dì restauro” 
hanno danneggiato specialmente suppellettili, tavoli, 
sedie etc. 

Se non ne fate nessun’uso o le volete portare nel 
nuovo posto le accettiamo più che volentieri ... al 
nuovo CSA ci siamo sino alla sera tardi. 

** Il problema finanziario. Molto materiale distrutto 
deve essere ricomperato (materiale sala prove, 
mensa e altro ancora). Inoltre per esperienza, 
sappiamo che la vendetta di Stato non sì esaurisce 
con le botte. Sono prevedìbili strascichi giudiziari. 
Noi non abbiamo finanziamenti, nè occulti nè palesi. 
Potete sostenerefinanziariamente il proseguimento 
delle attività del CSA versando contributi sul CC n. 
27379502 specificando la causale P RO-EM ERSON 
oltre naturalmente le occasioni di sottoscrizione 
volontaria alle iniziative del Centro Sociale. 

IL CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO 

EX EMERSON 



Luglio/Agosto 1 993 


riRENZE 



ECN Milano 


FIRENZE 

LUGLIO 93: 

STRAGISTI 

IMPUNITI 

CENTRI 

SOCIALI 

SGOMBERATI: 

LA POLIZIA 

ATTACCA 

L'EMERSON, 

IL PARTITO 
DELLA 

SPECULAZIONE 

RINGRAZIA! 


Mentre della strage e del morti di via dei georgofili 
non si parla quasi più se non per sottolineare I’ 
“efficienza" della riapertura degli Uffizi e tutto si avvia 
verso r ennesima strage impunita il Potere locale 
torna alla sua natura usuale. 

All' alba un imponente schieramento di polizia ha 
eseguito lo sgombero del centro sociale Ex Emerson : 
mentre si stava tentando un’ ultima mediazione da 
parte di deputati, consiglieri regionali e comunali con 
r amministrazione la polizia politica ed i carabinieri si 
sono lanciati in una carica bestiale contro I compagni 
presenti. 

Calci di moschetto, manganelli si sono abbattuti sui 
manifestanti causando cinque feriti: due compagni 
caduti a terra sono stati picchiati selvaggiamente e 
arrestati sotto I’ accusa di resistenza e oltraggio. 

Le cariche bestiali della polizia saranno oggetto di 
interrogazion i e interpe llanze da parte dei parlamentari 
edeiconsiglieripresentiifinda ora, NOI ACCUSIAMO: 
-LAGIUNTA COMUNALE DI ESSERE COMPLICE 
DI QUESTA BARBARIE CON CIO' CHE HA 
DETTO E CIO’ CHE HA FATTO 

- LA POLIZIA POLITICA DI AVER ATTACCATO 
PUR SAPENDO CHE STAVA SVOLGENDOSI 
UNA MEDIAZIONE 

- LA PROPRIETÀ’ DI VOLER DISTRUTTO IL CSA 
PER POTER EVITARE LA RIOCCUPAZIONE E 
SALVAQUARDARELASPECULAZIONEINATTO 

Su questo punto non si faccia illusioni nessuno: il 
nostro impegno contro la speculazione e la 
cementificazione che il PRG comporta continua 
ancora più determinata. 

Dopo lo sgombero e la distruzione deli’ Emerson si 
è svolta una manifestazione che è arrivata fino a 
P.za S. Maria Novella perchè la polizia ha proibito I’ 
arrivo in Palazzo Vecchio. 

L’ESPERIENZA DELL’EMERSON NON SI CHIU- 
DERÀ’ CON QUESTO SGOMBERO NE’ SARA’ LA 
VIOLENZA POLIZIESCA O LA POLITICA DI AP- 
POGGIO ALLA SPECULAZIONE ATTUATA DALLA 
GIUNTA A FERMARCI. 

PER OGNI SGOMBERO 
UN’ALTRA OCCUPAZIONE! 


ILCENTRO SOCIALE AUTOGESTITO EX 
EMERSON RIAPRE IN VIA N. DA 
TOLENTINO ANGOLO VIA DI QUARTO 
ZONA CAREGGI 

IL CENTRO SOCIALE EX EMERSON 

cip via Da Toientino - 20.7.93 


Spazi Sodali 



FIRENZE 



ECN Milano 


COMUNICATO FUORI DAILE 
STAMPA TRINCEE 


In merito all'incontro avvenuto questa mattina, venerdi 
09-07-93 tra questura, comune di Miiano e proprietà 
Cabassi, riguardante le sorti dei centro sociale Leon- 
cavallo e la propostadi suo trasferimento nell'estrema 
periferia ovest di Milano, specifichiamoquantosegue; 

- Che nessun delegato o lato rappresentante del 
centro sociale leoncavallo era presente, contraria- 
mente a notizie di stampa precedentemente divulgate. 

- Che nessun contatto ufficiale o ufficioso è stato in- 
trapreso da organi competenti e nessuna informativa 
è stata data al centro sociale leoncavallo 

Inoltre: 

La proposta della proprietà Cabassi corrisponde 
all'idea dei centri sociali e dei territori come semplici 
planimetrie e volumi monetizzabili e non come luoghi 
delle relazioni umane, della cultura, dell'organizza- 
zione politica legata a territori specifici, agli uomini e 
alle donne che li abitano, alle loro trasformazioni. 
Le aree cosiddette dismesse incorporano nel loro 
passato produttivo una cooperazione sociale i cui 
frutti sono sempre andati a vantaggio dei padroni 
della città e non dei loro subordinati, questi padroni 
dopo aver sfruttato I corpi, vorrebbero oggi sfruttare 
i volumi. 

L'assemblea del Parco Lambro 1993 di cui il C.S. 
Leoncavallo è componente, invita invece la città di 
Milano, nella sua parte da sempre soccombente di- 
nanzi ai forti poteri economici, alla manifestazione 
che partiràdal Parco Lambro (mm crescenzago) alle 
ore 1 6.00 di domani, indetta contro l'attacco ai centri 
sociali e le case occupate, contro gli sfratti e l'attuale 
ristrutturazione del territorio. 

Contro l'ultimo e pessimo accordo truffasul costo del 
lavoro siglato il 3 luglio e che consegna milioni di 
lavoratori ad un maggiorato ricatto occupazionale e 
ulteriore fasce giovanili all'emarginazione e al pre- 
cariato. 

Informiamo altresì lastampache nonostante il parere 
favorevole espresso dallacommissionetecnicainca- 
ricatadi valutare la congruità delle strutture e realiz- 
zazionitecniche alle norme di legge, parere dato nel- 
la giornata di oggi venerdì 9 luglio, l'assessorato ha 
negato l'autorizzazione allo svolgimento del Parco 
Lambro 1 993; 

Non casualmente 
apriamo spazi di libertà 


alcuni appunti per una proposta 
di dibattito e iniziativa 


T ra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni 
‘SOsiconsuma, in Italia, unagrandesconfittadi parte 
proletaria. L’ onda lunga di quel movimento partito 
negli anni 60 con Piazza Statuto, viene arginata dalla 
controffensiva di stato e padroni, una controffensiva 
portata direttamente alle conquiste materiali che la 
classe era riuscita a strappare con le lotte. 

Le soggettività comuniste e antagoniste 
sono sottoposte a un attacco repressivo durissimo 
che porterà l' Italia alla cifra record di 4000 prigionieri 
politici. 

E' in questo contesto che, nella seconda 
metà degli anni ‘80, riprendono con forza le occupa- 
zioni dei CENTRI SOCIALI AUTOGESTITI, essi di- 
ventano da subito luoghi della resistenzada parte del 
movimento antagonista, in grado di muoversi in 
manieratrasversale all' interno della scomposizione 
delie vecchie figure proletarie, per uscire dal ghetto 
in cui si voleva spingere la sinistra rivoluzionaria. Un 
importante laboratorio politico in cui sperimentare e 
praticare le nuove forme del conflitto. 

CREDIAMOCHEOGGI SIANECESSARIO 
UNO SFORZO COLLETTIVO CHE CI PERMETTA 
DI SUPERARE DEFINITIVAMENTE LA "FASE RE- 
SISTENZIALE” CHE I CENTRI SOCIALI HANNO 
AVUTO DURANTE GLI ANNI '80. 

Negli ultimi due anni ci era sembrato di 
scorgere nei C.S. una certa tendenza a ripiegare in 
se stessi, ad autoisolarsi dal sociale, crogiolandosi 
nellapurezzadellapropriaidentitàantagonistao,nel 
peggiore dei casi, a ridursi ad essere spazi giovanili 
più 0 meno alternativi, più o meno liberati, in cui ci si 
limitava a farsi le canne e ad organizzare concerti. Si 
aggiungeva a questo una certa difficoltà dei centri 
sociali a dialogare fra di loro e a praticare concrete 
iniziative di lotta. 

A rompere questa fase di empasse è giunta, 
per fortuna, la battaglia di autunno contro il governo 
Amato e contro i sindacati confederali. I centri sociali 
sono scesi in piazza in prima fila al fianco dei 



Luglio/ Agosto 1993 


MILANO/NAPOLI 



iCN Milano 


lavoratori in lotta, sono riusciti a dialettizzarsi 
autonomamente con I settori più avanzati che quel 
movimento ha espresso, conquistandosi una vasta 
attenzione e simpatia anche in numerosi settori 
proletari con i quali ancora non ci si era riusciti a 
confrontare, si sono sperimentate nuove e più ampie 
forme di ricomposizione che bisogna ulteriormente 
valorizzare. 

Pensiamo che sia proprio questa la strada 
che bisogna continuare a seguire: mettere aconfronto 
i diversi movimenti di iotta e tutta I' opposizione 
sociale. 

LA DIFESA DEI CENTRI SOCIALI NON 
PUÒ' PIU' ESSERE VISTASOLAMENTECOMELA 
DIFESA DI UNA SINGOLA ESPERIENZA, DI UN 
PERCORSO PARTICOLARE, LA LORO DIFESA 
VA INSERITA ALL' INTERNO DI UNA PIU' AMPIA 
PIATTAFORMA SOCIALE: PER IL DIRITTO ALLA 
CASA, AL REDDITO, ALLA SALUTE, ALLA 
VIVIBILITÀ' DEL TERRITORIO. Una piattaforma 
sociale che, concretamente, migliaia di proletari già 
fanno vivere nelle loro battaglie quotidiane, ma che 
solo r unità delle lotte può fare avanzare in maniera 
decisiva. I movimenti proletari possono e devono 
tornare a vincere, devono riprendere la parola, 
superare la semplice difesa dell' esistente rilanciando 
sul piano della vertenzialità generale. 

In Campania negli ultimi mesi sono stati 
occupati due nuovi centri sociali: uno ad Acerra 
(LAVORI IN CORSO) e uno a Salerno (ASILO 
POLITICO). Entrambe le due occupazioni vedono 
tra i loro protagonisti i movimenti di disoccupati 
organizzati presenti nelle due città. Ad Acerra il 
centro sociale si trova in un quartiere popolare a 
ridosso di alcune palazzine occupate. Il legame tra 
il c.s. OFFICINA 99 e le lotte che I movimenti proletari 
portano avanti a Napoli è fortissimo, e risale ai primi 
giorni dell' occupazione. 

CREDIAM0CHELACAMPAN1ASIA,PER 
GLI ALTISSIMI LIVELLI DI CONFLITTUALITÀ' CHE 
ESPRIME E PER LA FORTE TENDENZA ALL'UNI- 
TA' CHE I MOVIMENTI PIU' VOLTE HANNO DIMO- 
STRATO, U N IM PORTANTE LABORATORIO POLI- 
TICO-SOCIALE PER VERIFICARE SUL CAMPO, 
NELLA MATERIALITA'DELLACOMPOSIZIONEDI 
CLASSE E DEL CONFLITTO, NUOVE IPOTESI DI 
PROGRAMMA E DI ORGANIZZAZIONE. 


E' perdiscutere di tutto ciò che proponiamo 
di tenere a Napoli, nella prima metà di ottobre, un 
incontro di tutti i centri sociali e delle realtà 
autorganizzate. 


ALCUNI DEI FILONI 
DI DISCUSSIONE 
CHE VORREMMO 
APPROFONDIRE 

1) CENTRI SOCIALI E TERRITORO 

E' importante comprendere in che modo i Centri 
Sociali si inseriscono nel territorio cittadino: lotte 
contro la speculazione edilizia, il degrado delle 
periferie, la deportazione dei proletari, la 
militarizzazione, le istituzioni totali. 


2) CENTRI SOCIALI E LOTTE NELLA 
METROPOLI 

Percepire come e quando I Centri Sociali si legano 
alle lotte degli altri movimenti (studenti, lavoratori, 
disoccupati, immigrati) per indagare forme e contenuti 
della nuova ricomposizione proletaria. 


3) CENTRI SOCIALI E NUOVA 
COOPERAZIONE SOCIALE 

L'intero arco delle iniziative che si sviluppano nei 
Centri Sociali (radio, editoria, autoproduzioni 
discografiche, gruppi teatrali di base, nuove forme 
artigianali, etc.) rappresentano dei tentativi parziali 
ma importanti di creare una cooperazione sociale 
alternativa, autogestita, autoprodotta, autofinanziata. 
Bisogna anostro avviso sforzarsi percreare una rete 
di comunicazione più ampia possibile in grado di 
valorizzare al massimo livello questo aspetto dei 
centri sociali. 

Stiamo inoltre preparando un questionario che 
vorremmo sottoporre a tutte le realtà per cercare di 
definire una mappa quando più dettagliata possibile 
dell'arcipelago dei Centri Sociali. 


Proponiamo d'incontrarci al campeggio antimilitarista 
di TARANTO per approfondire la discussione. 

ULTERIORI MATERIALI PER IL DIBATTITO 
SARANNO INSERITI AL PIU' PRESTO IN E.C.N. 


CSOA LA VORI IN CORSO - ACERRA 
CSOA ASILO POLITICO - SALERNO 
CSOA OFFICINA 99 - NAPOLI 
COLLETTIVO TELIA - PORTICI 


NAPOll 


Spazi Sociali 




ECN Milanù 


SOLIDARIETÀ' 
ALL'ARCI-GAY 
PIENO SOSTEGNO 
ALL'OCCUPAZIONE 
RIPRENDIAMOCI 

LA CITTA' 

Come Centro Sociale Autogestito Morion che 
da 3 anni rappresenta alterità sociale, politica e 
culturale rispetto achigestisceedominaquesta 
città esprimiano solidarità e pieno sostegno 
all'occupazionedell'extrattoria alla Vida portata 
avanti dall'ARCI-GAY di Venezia. Riteniamo che 
questa occupazione rappresenti un fatto molto 
importante per tutta la città, una risposta 
sacrosanta a chi si ostina a negare spazi di vita 
e di espressione slegati dai circuiti della 
mercificazione e del profitto, a chi vuol ridurre 
Venezia ad un vuoto contenitore di abitanti, 
cultura ed idee. Questa occupazione ha 
dimostrato una volta di più come a Venezia 
esistano grandi e piccoli contenitori tenuti sf itti in 
base a precise scelte politiche dettate dalle 
logiche degli affari, delle lottizzazioni, delle 
speculazioni. Davanti agli occhi di tutti la 
pochezza delle istituzioni (Comune e Regione) 
che nonostante avessero più volte deliberato a 
favore di una sede per questa associazione 
(che non hafini di lucro, è basata sul volontariato) 
nella realtà l’hanno sempre negata 
evidentemente perchè una sede gay stona nella 
città del turismo e dei congressi. Questa 
occupazione è una risposta anche alle 
discriminazioni. 

Auspichiamo che quanto avvenuto ieri serva 
perrilanciare in città il dibattito e le iniziative sugli 
spazi e sul loro utilizzo fra tutti coloro i quali, 
lontani dalle logiche degli affari e delle clientele, 
ne sentano l'esigenza.Da parte nostra diamo fin 
da subito la nostra disponibilità. 

10 100 1000 OCCUPAZIONI 


CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO 

“MORION" 

C.i.p.Castello 2951 - 28/06/1993 


CENTRO SOCIALE 

AUTOGESTITO 

MORION: 

TRE ANNI DI 

AUTOGESTIONE 


22 Giugno 1990 PALAZZO CAPPELLO 

OCCUPATO ...nasce il Centro Sociale 
Autogestito di Venezia il! 

DA ALLORA; 

Concerti al chiuso e all' aperto, spettacoli teatrali 
e cinema; 

Sala prove per i gruppi musicali; laboratorio 
serigrafico; 2 giardini aperti e occupati; 
SOLIDARIETÀ’; blocco di decine di sfratti, 
occupazione di case e palazzi sfitti, per il diritto 
alla casa; adozione di un bambino palestinese, 
iniziative al fianco dei popoli oppressi; contro 
Amato con i lavoratori; 

2 edizioni di Carnevalaltro contro la svendita 

della città a Berlusconi; 

nodo telematico ECN; 

frequenza radio 97.900 MHZ; 

uova, sputi e calci in culo per gladiatori e tan- 

gentocrati: Andreotti e De Michelis, quando 

ancora erano serviti e riveriti, rispettati; 

no a gladio e alle stragi di Stato; contro il 

carcere e le Istituzioni Totali; 

iniziative contro fascismo e razzismo, esodo e 

svendita della città, guerre imperialiste e Nuovo 

ordine Mondiale; 

un Convegno Internazionale sull’ Europa dei 
Movimenti; 

TRE ANNI DI UN DIVERSQ MODO DI FAR 
CULTURA, POLITICA, DIVERTIRSI! 

22 GIUGNO 1993: NON E’ CHE L’ INIZIO I 
BUON COMPLEANNO MORION Mi 


C.S.A. Morion 

Castello, 2951 - Venezia 
tei. 041/5205163 
fax 041/5288519 



Luglio/ Agosto 1993 


VINEZIA 



iCNUilano 


P E D R 0 


Il giorno 1 giugno abbiamo avuto un incontro con 
l’amministrazione comunale, qui abbiamo portato la 
nostra richiesta di cambio destinazione ed uso dell’ 
area di 13.000 mq adiacente al C.S.O. PEDRO, per 
farne un parco verde ad uso sociale . 

La vertenza mira al recupero di un area de-industria- 
lizzata adibita attualmente ad usi che vanno da di- 
scarica a deposito di materiale della manutenzione 
strade. 

Abbiamo avuto modo in questa occasione di verificare 
come, non appena in città si è cominciato a sentir 
parlare di via Ticino e sopratutto di una proposta con- 
creta di riutilizzo in termini sociali di quest’area, non 
pochi personaggi hanno cominciato ad "agitarsi”, 
arrivando all’incontro in comune con tanto di progetti 
e “priorità”. 

Il progetto da contrapporre alla proposta del centro 
sociale è quello di costruire la nuova sede della 
manutenzione strade con tanto di mensa per 120 
operai e ricovero automezzi proprio 11, vista la precaria 
sistemazione nell’attuale sede velodromo Monti. 
Costo previsto: 2 miliardi. 

In questa città è sempre stata seguita la logica di 
tangentopoli, ovviamente, perquanto riguarda il rap- 
porto traterritorio/cittadini, qualità della vita, decisioni, 
tagli drastici di servizi sociali e iperfinanziamento di 
grandi opere, etc. 

Sono cresciuti in questo modo quartieri come l’Arcella, 
privi di una conformazione socializzante, comunica- 
tiva, e invece soffocati dal cemento, dalla mancanza 
completa di strutture pubbliche, adibiti solo a 
dormitorio. 

L’inquinamento della mente, oltre a quello deH’am- 
biente naturale, è un evidente ed enorme problema 
in questo polo urbano; siamo certi che la disabitudine 
a convivere in termini collettivi ed ecologici sia uno 
dei diretti prodotti di scelte e sviluppo urbani, fatte 
secondo criteri che vanno dall’interesse economico 
per i “padroni della città”, all’efficentismo dell’ultima 
ora (l’altra faccia di tangentopoli) dove tecnici dei co- 
muni frustrati, anonimi figli della politica del conso- 
ciatlvismo e delle spartizioni, si ritagliano uno spazio 
possibile di potere nel momento in cui tutti i “politici” 
si muovono come elefanti in un negozio di cristalli. 
Pensare di sistemare la manutenzione strade sacri- 
ficando l’unica area dove non solo c’è un’esperienza 
concreta, viva, ricca di autogestione come il centro 
sociale, ma anche una spinta positiva per ricon- 
quistare un rapporto diverso con questo territorio, 
già ampiamente degradato e privo di legami con chi 
lo abita, è da considerarsi una provocazione, ai pari 
di passanti autostradali et simili. 

La lotta contro quest’ennesima assurdità, per la 


realizzazione di un’area ad uso sociale, verde, pub- 
blica è un terreno su cui tutti devono misurarsi; è im- 
portante che questa sia una battaglia di tutta la città. 
Abbiamo chiamato la campagna per il parco in via 
Ticino DE/CONTAMIN/AZIONE. 
DECONTAMINAZIONE come diritto alla resistenza 
e alla lotta urbanacontro lefonti Inquinanti, la cemen- 
tificazione, la ghettizzazione, come processo di pro- 
gressivo abbandono della logica della delega e della 
accettazione passiva delle scelte che interessano la 
nostra vita e la qualità di quest’ultima. 
DECONTAMINARSI significa liberarsi dalle tossine 
prodotte da uno sviluppo urbano e quindi da scelte 
politico - economiche ben precise, fatte in funzione 
di una città che è gabbia. 

CONTAMINAZIONEpoichè ognuno di nolpuòdiven- 
tare polo propositivo nella conquista di una città no- 
stra, ed è necessario su questo attivare sinergie 
nelle differenze culturali, politiche, di conoscenza, 
percreare oltre all’opposizione anche laprogettualità, 
la prefigurazione, l’azione affermativa e positiva. 
AZIONE come capacità, dal basso, di riappropriarci 
della politica, delle decisioni, delle scelte, 
di vivere la città e non di subirla o sopportarla. 
AZIONE come comunicazione orizzontale, come 
spazio vitale di democrazia diretta, come esercizio 
del diritti inalienabili alla qualità della vita urbana. 
Ilparco urbano in viaTicino rappresenta un laboratorio 
di sperimentazione interessante; noi l’abbiamo im- 
maginato come uno spazio usufruibile da tutti,che 
sorga come simbolo di un’inversione di tendenza, 
visto che quando è iniziata la lotta del centro sociale 
proprio 11 doveva passare una bretella autostradale 
targata tangenti. 

Ma non solo: abbiamo pensato alla possibilità che i 
capannoni (solo un terzo è stato sistemato da noi e 
viene utilizzato) possano ospitare altre associazioni 
di solidarietà sociale, che si sperimenti lì un pro- 
gramma di razionalizzazione energetica, e cosi via. 
Inoltre il centro sociale deve essere messo nelle 
condizioni di continuare la propria attività e in maniera 
autogestita: perchè ciò che è il potere costituito non 
si interroga sulla ricchezza di queste esperienze e 
non prevede altri rapporti se non l’appiattimento 
giuridico - normativo per questo tipo di realtà? 
L’autogestione, l’autoproduzlone culturale non pos- 
sono venirscambiate come “contenitore irregolare”; 
esse esistono e sono interessanti e ricche proprio 
perchè diverse nella sostanza dalle classiche ema- 
nazioni, magari sofisticate, di cultura come servizio 
dall’alto. 

Su tutto ciò il dibattito è aperto e le iniziative anche. 
DE-CONTAMIN/AZIONE è solo all’inizio. 


PADOVA 


Spazi Sociali 





ECN Milano 


Radio Sherwood 


Ci sono momenti nella storia e nella politica, in 
cui I tempi trovano una improvvisa accellerazione, le 
contraddizioni si condensano, alcuni eventi assumono 
un significato generale ed emblematico. E' questo il caso 
del Leoncavallo a Milano, diventato, all’interno del pas- 
saggio dalla prima alla seconda repubblica, della crisi del 
vecchio sistema di "rappresentanza” politica e di media- 
zione sociale, delle profonde trasformazioni produttive 
ed istituzionali, il simbolo dell’antagonismo radicale al 
“nuovo ordine" leghista, al potere della “nuova borghesia” 
produttiva ed imprenditoriale del blocco social-popolare 
neo-corporativo costruito attorno ai suoi interessi. Due 
poli di una contraddizione radicale, che si rende visibile 
ben al di là degli schieramenti progressisti, “di sinistra", 
incapaci di offrire una reale alternativa strategica alla 
lega. Questa infatti può essere costruita solo cambiando 
radicalmente il modo di produzione, con una visione 
radicalmente anticapitalisticadella cooperazione sociale, 
sviluppando la solidarietà e la riappropriazione dal basso 
della politica e dell’amministrazione, per una nuova sfera 
pubblica indipendente e autonoma ed alternativa. 

La logica neo frontista degli schieramenti 
“democratici" guidata dal PDS, al di là di qualche ver- 
niciatura di facciata più o meno "sociale" non tocca mai 
i problemi di fondo. Come mai la Lega e PDS appoggiano 
ambedue le misure del Governo Ciampi? Come mal gli 
“opposti schieramenti” hanno come elemento base nei 
loro programmi elettorali l’ordine pubblico? 

La contraddizione reale, al di là dunque delle 
"rappresentazioni’’sul “teatrino” della politica, si manifesta 
tra centri sociali, forme di autorganizzazione operaie e 
proletarie, gruppi ed associazioni, comitati, bisogni del 
proletariato metropolitano da una parte; dall’altra i “nuovi 
padroni" della città, nuovi strati di borghesia rampante, 
produttiva ed intellettuale, coalizzata contro i “parassiti”, 
gli “assistiti", che ha come suo scopo lo smantellamento 
completo degli ultimi residui di “stato sociale", di garanzie 
e diritti. Un blocco sociale arroccato nella difesa della 
proprietà, del proprio status, dell’individualismo, in cui 
sono “convogliate” forze operaie e proletarie. 

Ma l’evoluzione della lega da "movimento po- 
pulista" a “partito dell’ordine del Nord”, af orza di governo 
e amministrativa, porta a compimento il processo di 
questaformazione politica e ne svela la naturadi moderna 
forza di destra economica. La fragile maschera del “po- 
pulista” che ha catturato il consenso di massa usando 
sentimenti diffusi tra strati proletari e popolari (l’odio 
contro lo stato centrale, il dispotismo fiscale, le corrotte 
burocrazie partitiche ed amministrative) è troppo tenue 
per poter nascondere a lungo il programma leghista, 
ispirato ad un ferreo tatcherlsmo, privatizzazione, sman- 
tellamento di ogni concezione del “bene comune" come 
patrimonio collettivo, rottura dei meccanismi di solidarietà. 


20 Luglio/Agosto 1993 


riduzione dei costi di riproduzione a favore della 
logicad’impresa, concezione “darwiniana” del merca- 
to, riduzionedi diritti e garanzie, esclusione ed emar- 
ginazione degli strati sociali più deboli. Esattamente 
ilcontrariodellacittàsognatadall’utopia rivoluzionaria, 
una città di uomini liberi ed eguali, il godimento 
collettivo dei beni frutto della cooperazione sociale. 
Per il “leghismo” deve essere una città disegnata a 
misura del “club esclusivo dei ricchi", segnata pe- 
santemente dalla violenza del denaro: un “sociale" 
concepito come territorio pieno di muri, confini, stec- 
cati, barriere. Suddivisione gerarchica per status, 
ceti, gruppi di appartenenza, collocazione all’interno 
del mercato del lavoro. La “logica antistatuale’’ della 
Lega in realtà riproduce tanti piccoli stati, in cui il 
decisionismo, l’autoritarismo, le nuove oligarchie 
emergenti, l’esclusione di settori sociali dai diritti, 
l’utilizzo del forza lavoro immigrata, precaria, senza 
garanzie, nelle molteplici attività piccole e medie 
della padania, diventano l’elemento portante. 
L’occasione che si presenta alla sinistra sociale, 
autonoma ed indipendente è straordinaria. Proprio 
rispetto all’esemplarità del caso Leoncavallo (che va 
ben al di là della stessa Milano, riguarda come mini- 
mo tutto il Nord e da vicino il Veneto proprio rispetto 
alle prossime amministartive), è possibile ridisegnare 
con maggiorchiarezza e forza gli scenari del conflitto 
sociale. Grandi spazi e potenzialità si aprono, non 
solo sul terreno del "diritto alla resistenza” e della 
costruzione dell’ opposizione sociale al di là delle 
gabbie elettorali, ma anche e soprattutto sulla neces- 
sità di definire nuovi orizzonti progettuali, ridisegnare 
lo spazio, il tempo, la qualità della vita, il territorio 
come riappropriazione collettiva della città. 

Questo comporta una profonda trasforma- 
zione dell’agire politico, di superare il frontismo e la 
logica delle mediazioni tattiche, di scoprire e speri- 
mentare formediorganizzazionedal basso, consulte 
cittadine come ricerca di obiettivi comuni, senza ap- 
piattire i percorsi differenti, le autonomie reali, la ric- 
chezza e la molteplicità delle forme in cui può costi- 
tuirsi oggi una vasta soggettività antagonista di mas- 
sa. E’ un percorso da scoprire ed inventare in manie- 
ra originale, senza steccati e rigidità ideologica. Ma 
l’unico che offre la possibilità di sperimentare con- 
cretamente l’autogoverno, la democrazia dal basso, 
lacontinuariapertuadellaconflittualità, l’allargamento 
dellasferadei diritti, la riappropriazione dal basso dei 
beni collettivi, reddito, servizi, spazi sociali ... 

L’unico percorso ed alternativa alle misti- 
ficazione della democrazia rappresentativa, alle 
logiche elettoralistiche, all’appiattimento dentro gli 
schieramenti istituzionali. 

Una forza conflittuale dal basso, in grado di 
produrre piattaforme sociali, cittadine, idee, proposte, 
progettisulqualianchegli schieramenti “progressisti” 
saranno costretti a misurarsi sui fatti, sulle cose 
concrete e non sulla solita falsa demagogia. 


PADOVA 



ECN Milano 


FACCIAMOCI 

SPAZIO! 


Ad un anno di distanza dall’uitima occupazione e 
daii’uitimo sgombero blitz del Centro sociale di via 
Battaglie (27 marzo 1992) una serie di iniziative di 
movimento ha riproposto con forza la questione 
spazi autogestiti a Brescia. 

Ciò a partire anche da alcune condizioni mutate ri- 
spetto al ciclo occupazione-sgombero-rioccupa- 
zione che si era aperto con Palazzo Gambara (no- 
vembre ’89) ed aveva portato all’esperienza del 
Centro sociale occupato di via Battaglie, conficcata 
nel cuore della città e durata oltre un anno e mezzo. 
La novità di queste condizioni riguarda sia il contesto 
in cui si va a muoversi, sia la soggettività protagonista 
di questo percorso. 

Da una parte dunque la crisi del quadro politico isti- 
tuzionale ha portato alla nascita di una giunta "a- 
nomala" guidata da un sindaco pidiessino e sostenuta 
dalla vecchia maggioranza più il PDS, mentre la 
Lega, forza di maggioranza relativa, all'opposizione, 
governa di fatto senza governare formalmente, con- 
dizionando alcune scelte, in una città dove Tangen- 
topoli non è ancora esplosa (e forse mai esploderà), 
dimostrando come gli equilibri di potere sostanziali 
reggano ed interessi forti stiano facendo marciare, 
anche dentro la crisi di legittimazione del vecchio si- 
stema dei partiti, progetti che trasformano il volto 
della città (quelli sulle aree industriali dismesse, il 
Palagiustizia, l’inceneritore, l'ampliamentodelcentro 
direzionale di Bs2, la metropolitana ecc.). 

Dall’altra parte, a partire dall’autunno scorso, per 
iniziativa degli ex occupanti di via Battaglie, si è aper- 
to un percorso nuovo, quello della Consulta cittadina 
per il diritto agli spazi sociali che vede coinvolte, pro- 
tagonlste, realtà sociali e culturali di base differenti, 
anche estranee al precedente ciclo di lotta. Questo 
persuperare i limiti dell’esperienzadi via Battaglie (in 
particolare la scissione tra “gestori” e “utenti” del 
Centro sociale con quanto tutto ciò significa rispetto 
al tema dell’autogestione di uno spazio) e per deter- 
minare un allargamento sociale reale di questa bat- 
taglia. Dentro la Consulta si è poi verificato il supe- 
ramento da parte di alcune realtà della resistenza a 
confrontarsi con la pratica dell’occupazione, così 
come si è evitato di fossilizzarsi sul “feticcio” delle 
forme di lotta. 


In quello che si è dimostrato l’”anno nero” degli spazi 
ad uso sociale a Brescia (dopo gli sgomberi, divieti 
e restrizioni per l’utilizzo delle sale pubbliche e cir- 
coscrizionali, il tentativo in atto di impedire la festa 
estivadi Radio Ondad’Urto all’ex Monastero di Sant’ 
Eufemia), è stata articolata e praticata dalla Consulta 
una piattaforma di lotta in tre punti, dalla reale aper- 
tura degli spazi pubblici esistenti alla richiesta di cen- 
tri sociali di quartiere all’obbiettivo di uno spazio so- 
ciale autogestito. Contemporaneamente il sindaco 
Corsini esprimeva la nuova disponibilità deH’Am- 
ministrazione al concetto e alla pratica dell’auto- 
gestione di spazi in città. Questo creando le condizioni 
per un confronto pubblico e di massa su questi temi 
tra la Consulta e la Giunta comunale. 

Sabato 1 5 maggiocircaduecentocompagne/i hanno 
partecipato alla “Carovana degli spazi negati”, ini- 
ziativa che haattraversato il centro cittadino toccando 
con comizi, interventi musicali, striscioni di carta e 
scritte le occupazioni sgomberate negli ultimi anni ed 
edifici abbandonati al degrado o alla speculazione. 
La carovana si è conclusa poi al cantiere del Pala- 
giustizia ed ha posto in questo modo la questione 
dell’utilizzo sociale delle aree dismesse, denu nciando 
il legame che esiste tra i progetti dei padroni della 
città e la negazione di spazi d’aggregazione non 
mercificata. 

Martedì 1 8 maggio si è svolta, partecipatada almeno 
150compagneecompagni,l’assembleaconllsindaco 
Corsini ed esponenti della Giunta. E’ stato un con- 
fronto molto serrato che ha visto differenti soggetti e 
realtà della Consulta riproporre con forza la richiesta 
dell’assegnazione di uno spazio da autogestire e, da 
parte dell’Amministrazione, un riconoscimento della 
validità di questo percorso ma al tempo stesso un 
tentativo di sviare una risposta reale e concreta ai 
problemi posti. 

Un bilancio sintetico di questa prima parte del percorso 
della Consulta deve senza dubbio verificare l’abisso 
che esiste tra le “facce nuove” del sistema dei partiti 
e le dinamiche sociali antagoniste, ma anche la 
possibilità in questa fase di aprire lo scontro su piani 
e terreni nuovi ... mo’ vedremo. 

ECN Brescia per ZeroNetwork 


Spazi Sociali 



BRESCIA 





ECN Milano 


COMITATO 
PER GLI 
SPAZI 

AUTOGESTITI 

Ferrara, giugno '93 


Alcuni materiali 

Il Comitato porgli Spazi Autogestiti nasce neH’Aprile 
'93 in seguito ad una campagna di sensibiiizzazione 
promossa dalia Commissione Giovani dei Partito 
deiia Rifondazione Comunista, culminata in una ini- 
ziativa pubblica con Paolo Rossi e in una raccolta di 
firme per la richiesta di uno “spazio”. 

Sin dal primo momento il Comitato ha ritenuto ne- 
cessario il garantirsi lacompleta indipendenza politica 
ed economica da qualsiasi struttura preesistente, 
richiedendo l’adesione individuale a ciascuno dei 
suoi membri e rifiutando la logica del cartello di sigle. 
Il lavoro è diviso in un momento assembleare-deci- 
sionale (settimanale ed aperto a chiunque) ed in un 
momento operativo articolato in tre commissioni 
(rapporto con i media; organizzazione di attività ri- 
volte all’esterno; ricercadi materiali sull'autogestione 
e sugli spazi inutilizzati a Ferrara). 

Il percorso prescelto è quello di proseguire nella 
raccolta di firme fino a Domenica 6 Giugno, quando, 
in occasione del convegno sulla realtà autogestite 
“Spazi di libertà”, dette firme verranno presentate 
aH’Ammlnistrazione comunale, tentando così un 
primo dialogo con l’istituzione. 


Per la costituzione 

di un Comitato 

per gli Spazi Autogestiti 

Si parla delle realtà giovanili quasi esclusivamente 
associandole e fenomeni negativi quali la droga, I 
naziskin, le stragi del sabato sera... 

L’immagine largamente dominante del “giovane” è 
quella di un’individuo semi-pensante il cui unico 
interesse è quello di andare in discoteca, in sala 
giochi 0 al bar. Quest'immagine ha contribuito ad 
identificare l’ideadi giovane con queliadi una persona 
superficiale, qualunquista e sbandata. 

Tutto questo, che andrebbe imputato alle lacune di 
unasocietà che non offre alternative, ci viene proposto 
come presunta condizione “naturale” dell’essere 
giovane. 

La scuola, da sempre incaricata della formazione 
dell’individuo, si presenta - nelle sue mille incoerenze 
e contraddizioni - ancora convinta che il processo 
formativo si limiti ad una preparazione meramente 
nozionistica. 

Noi riteniamo che formare una persona significhi 
trasmetterle gli strumenti necessari per compiere 
un’analisi critica della propria storia individuale e 
collettiva, e quindi della condizione del proprio tempo. 
Una premessa indispensabile per il raggiungimento 
di questi obiettivi è la creazione di spazi in cui speri- 
mentare creativamente le proprie potenzialità, espres- 
se attraverso un rapporto costruttivo con gli altri. 
Questa possibilità non solo non viene offerta dalla 
scuola, ma da nessun altro Istituto sociale, eccezion 
fatta per i gruppi religiosi, che escludono, per 
definizione e prassi, il diritto ad una formazione laica 
dell’individuo. 

L’occupazione del tempo libero è monopolizzata 
dalle associazioni private, quindi a pagamento, i cui 
programmi sono prestabiliti, fissi e non consentono, 
se non in rari casi, alcun intervento da parte del 
singolo. 

Lo stesso vale perle conferenze, il cinema, i concerti, 
il teatro: tutte iniziative programmate dall’esterno, e 
quasi esclusivamente da adulti. 

Non ci sono spazi organizzati da giovani in cui discu- 
tere e confrontarsi. 


Oltre a qualificarsi attraverso una strategia dell’im- 
magine rivolta all’esterno, la politica culturale di un’ 
amministrazione locale “di sinistra” non può pre- 
scindere dal fornire pari opportunità a tutti i cittadini 
dì autodeterminarsi spazi di socialità ecreatività, non 
mediati daH’utllità economica. 

In particolare la politica delle amministrazioni sociali 
- estremamente carente sul piano culturale in senso 
lato - è colpevolmente assente dal punto di vista delle 
istanze, dei bisogni, delle problematiche giovanili. 




Luglio/Agosto 1 993 


FERRARA 



ECN Milano 


Perchè II tempo libero divenga tempo liberato, riven- 
dichiamo Il diritto a momenti e spazi di reale auto- 
gestione. 

Questo si rivelerà una ricchezza per il territorio e per 
Il tessuto sociale in quanto implica una democratiz- 
zazione che si spinge nel quotidiano degli individui. 
Si tratta di offrire possibilità di scelta più ampie ri- 
spetto a quelle affidate al meccanismi istituzionali o 
di mercato, anche al fine di opporre una resistenza 
dal basso ai processi disgregativi innescati dalla 
grave crisi economica e politica in cui si dibatte la 
nostra società. 


Una città per chi? 

Per una fortunata coincidenza, nello stesso periodo 
in cui l'Amministrazione comunale si appresta a 
varare il nuovo Piano Regolatore per la città di Fer- 
rara, un gruppo di giovani ferraresi ha iniziato ad in- 
contrarsi con regolarità per tentare di dare una ri- 
sposta al comune bisogno di spazi in cui poter auto- 
gestire la propria vita culturale, politica, il proprio 
tempo libero. Si è costituito il C.S.A. (Comitato Spazi 
Autogestiti). 

A noi del C.S.A. è parso così automatico l'entrare nel 
vivo del dibattito sul futuro di Ferrara a dei suoi cit- 
tadini sollevato dalla presentazione del P.R.G. 

Ci sembra superfluo sottolineare che l'analisi, e di 
conseguenza le critiche, da noi sviluppate sono di- 
rette nello specifico delle risposte, o all'assenza delle 
stesse, che l'Amministrazione dà alle problematiche 
da noi sentite. 

Quale attenzione alle 
problematiche sociali? 

Due sono le questioni che ci preme sottolineare. 

In primo luogo, in quale modo l'analisi delle carat- 
teristiche sociali della città ha agito sullaformulazione 
delle linee generali del Piano? 

Ovvero come nel Piano è stato valutato l'interesse 
pubblico, dove per Interesse pubblico intendiamo 
l’efficienza del Sistema urbano misurata sulla risposta 
degli utenti. 

In secondo luogo. In che misura, nella formulazione 
delle finalità del P. R.G., si ètenuto conto della parte- 
cipazione e del contributo dei cittadini? 

Riguardo al primo quesito, abbiamo assistito ad una 
convincente analisi territoriale in scala provinciale, 
ma nessuna analisi dei meccanismi socialicon i quali 
si andrà ad Interagire. 

Quindi a noi rimane oscura la dimensione sociale di 
questo Piano: ci pare che non esista. Ci pare invece 
che sia la solita “ossessione per lo sviluppo” a 


dominarne laformulazione: isoggettiche lo rendono 
possibile, che lo incarnano, che ne subiscono gli 
effetti (positivi 0 negativi che siano) non compaiono 
praticamente mai. La qualità della vita di giovani, 
donne, anziani, degli individui in generale, non rientra 
negli obiettivi di questo Piano. 

Come si può leggere nella Relazionedi presentazione 
dell'assessore SavinI gli obiettivi che il Piano si pre- 
figge sono: “...la commisurazione dell’espansione 
residenziale al reale fabbisogno, la salvaguardia 
dell'ambiente architettonico e paesaggistico. Il su- 
peramento dell’antinomia città-campagna, l'ade- 
guamento dei servizi pubblici agli standard quantitativi 
e qualitativi attuali, il completamento della dotazione 
infrastrutturali, l'aggiornamento del programmi di 
sviluppo delle attività produttive”. 

Ci sembra che siano dei proponimenti di reali Impor- 
tanza, ma a nostro avviso continuano a mancare le 
indagini statistiche che ci diano la misura del “reale 
fabbisogno" di case, che illustrino quali sono gli 
“standard quantitativi e qualitativi attuali” a cui i ser- 
vizi si dovrebbero adeguare, quali sono le “dotazioni 
infrastrutturali” che vale la penadi completare, anche 
peravere un’ordine di impellenzada tenere presente 
(che tenga conto dei bisogni della cittadinanza e non 
degli interessi appaltistici). 

Nella stessa Relazione, quando ci si confronta con 
il vecchio P.R.G. del 1975 si ribadisce che “tutto è 
mutato nelfrattempo: la società, la politica, la cultura”, 
senza però riempire di contenuti tali affermazioni, 
ma lasciandole cadere come qualcosa che non 
necessita di ulteriore attenzione. 

Il precedente P.R.G. viene liquidato definendolo 
come una 'fuga in avanti, espressione della cultura 
dominante del tempo” poiché prevedeva un amplio 
intervento del settore pubblico nel definire le linee 
generalidellosviluppodellacittà. Al contrarlo l’odierno 
dato di partenza, espresso in chiari termini nella 
Relazione metodologica dell'architetto Fedozzi, è la 
“presa d’atto della drastica riduzione della capacità 
d’intervento da parte dell'Ente Pubblico". 

Si potrebbe forse obiettare che la riduzione di tale 
capacità sia dovuta allo scarso impegno nel tentare 
di utilizzare gli strumenti legislativi esistenti (anche 
se spesso inadeguati) per fare in modo che la 
pubblica amministrazione rivesta un ruolo guida del- 
l'iniziativa privata, mettendo freno ai processi spe- 
culativi. 

Per quel che riguarda il secondo quesito, appare 
chiaro che si tratta di rifarsi al legame essenziale 
della città con la politica. 

Oggi la presunta complessità degli ingranaggi 
economici, tecnologica e amministrativi esige che il 
cittadino deleghi i suoi poteri ad un gruppo di specialisti 
e tecnici. E’ questo un problema che esula dal caso 
specifico fino a sconfinare nella più generale crisi 
istituzionale e politica della nostra democrazia: 
opponendo la democrazia alladirezionalità si constata 
ancora una volta che oggi la prima non è altro che 
una parola. 


FERRARA 


Spazi Sociali 





ECN Milano 


T uttavia il problema va posto con forza, tanto più ad 
una Amministrazione retta da una maggioranza che 
si dichiara di “sinistra”, che nel proprio patrimonio 
politico dovrebbe porre al primo posto il raggiun- 
gimento di una effettiva democrazia partecipata. 

Ossessione di sviluppo 
e rendita fondiaria 

La revisione del Piano Regolatore generale avrebbe 
potuto costituire occasione per definire a priori i cri- 
teri di funzionamento complessivo della città a cui 
adeguare ogni iniziativa per salvaguardare innan- 
zitutto gli interessi collettivi. 

Il P.R.G. del 1975 non era sicuramente un piano 
eccelso, tuttavia aveva messo in evidenza unaserie 
di questioni in maniera avanguardistica rispetto alla 
legislazione urbanistica dell'epoca e aveva fissato 
una serie di “picchetti”che sarebbero state le garanzie 
della non speculazione su aree ritenute strategiche. 
Già dal 1982 iniziarono però, con un convegno sul 
tema, forti pressioni per la revisione del piano, tutte 
volta alla necessità di “deregulation". 

Quelle pressioni sfociarono nella variante parziale 
deH'83, che consentiva in pratica di “tappare” con 
costruzioni gran parte dei buchi inedificati delle zone 
periferiche, che si sarebbero potuti rivelare preziosi 
nella stesura del nuovo piano. Fu forse il primo 
grosso sacrificio alla nuova politica dello sviluppo, 
sacrificio alle esigenze della speculazione fondiaria 
e delle imprese edili, per lo più incapaci di convertire 
in modo stabile la propria produzione alle esigenze 
del recupero. 

Tutti gli obiettivi di un Piano Regolatore andrebbero 
individuati e verificati alla luce delle ricadute che 
questi avranno sui reali fruitori della città, altrimenti 
l’operazione globale di regolamentazione del territorio 
sembra perdere di significato. Diciamo sembra perchè 
in realtà un significato, a ben guardare, non si fatica 
a coglierlo. Ancora una volta il nucleo del problema 
è individuabile nella pressione economica, il rapporto 
tra renditafondiaria e indirizzi di modificazione dell'uso 
del suolo, che determina la scelta delle zone di 
espansione della città (elemento caratterizzante tutta 
la storia della pianificazione dalla nascita dell’Ur- 
banistica moderna). 

Per sostanziare questa nostra affermazione ci viene 
in aiuto l'acuta analisi dell’architetto Visser, che dopo 
l'attenta lettura delle proposte del Piano (al di là della 
magniloquenza delle Relazioni) estrapola un quadro 
alquanto sconcertante. 

Dato allarmante del nuovo Plano, l’inaspettata 
proliferazione a ventaglio degli insediamenti nelqua- 


drante nord-est della città. 

Nulla viene detto nelle Relazioni, se non molto gene- 
ricamente, sulla necessità, sulla quantità e 
opportunitàdelle nuove locazioni insediative previste. 
La ragione addotta è che, a livello statistico, queste 
nuove edifi-cazioni permetterebbero l’insediamento 
di 20-25 mila nuovi abitanti (calcolati sulle quadrature 
d’al-loggio), in un regime di calo demografico che ha 
visto la popolazione diminuire di oltre 20 mila unità 
dai 1971 ad oggi. 

Forti degli attuali paradigmi che caratterizzano la 
cultura urbanistica, siamo d’accordo nel ritenere che 
le scelte di governo della città dovrebbero essere 
orientate (con maggiore facilità In questafase storica) 
a non dilatare ulteriormente lasuadimensione fisica, 
ma bensì a cercare strategie per la riorganizzazione 
dell’esistente. 

Tuttoquestociriportaallalogicadellarenditafondiarla 
e alla ossessione dello sviluppo a oltranza; infatti si 
può ben capire come dai punto di vistadella “crescita 
economica" e della “produzione di ricchezza" la lo- 
gica dell’espansione risulta molto più redditizia di 
quella del restauro e del riuso. 

C’è ancora la riproposizione di unasortadi’’logicadei 
due tempi" che da sempre crea aspettative deluse a 
livello nazionale: prima i sacrifici per lo sviluppo, poi 
le riforme, 1 servizi, la ridistribuzione del tornaconto. 

Queste considerazioni interessano il C.S.A. perchè 
proprio da questa auspicata "riorganizzazione del- 
l’esistente" potrebbe emergere un gestione della 
città e del patrimonio architettonico in grado di corri- 
spondere alle esigenze (ora particolarmente forti) di 
spazi sociali. 

Spazi, primaditutto "fisici”, nei quali potersviluppare 
una socialità e una cultura non necessariamente 
dipendenti dalle logiche economiche, che fanno del 
tempo libero una mera questione di estrazione di 
profitti. 

Nuovi termini della questione 
sociale: da tempo libero 
a tempo di libertà 

Con l’avvento deH’industrializzazione sono cambiati 
i rapporti sociali per cui si è posto II problema del 
tempo libero, nozione diversa da quella di tempo 
liberato, il tempo cioè dedicato al recupero delle 
energie spese sul lavoro. 

La nostra intenzione è quella di dare una valenza 
critica e prepositiva al tempo libero al fine di favorire 
la crescita individuale e collettiva. 

Il modello culturale dominante del quale i giovani 
dovrebbero essere i primi e principali fruitori, si limita 
ad indicare percorsi a senso unico, che non lasciano 



Luglio/ Agosto 1993 


FERRARA 



ECN Milano 


spazio alla libera comunicazione ealla vita aggregata; 
senza dubbio la realtà ferrarese non si discosta dai 
canoni generalmente diffusi nel decennio appena 
concluso. 

Le prospettive che si presentano sono quelle comuni 
a qualsiasi altra città d’Italia: purtroppo gli stereotipi 
che riguardano luoghi di Incontro all'insegna del di- 
simpegno e del facile divertimento rif lettonofedelmen- 
te la realtà cittadina. Discoteche, sale giochi, pubs 
offrono questo tipo di impiego del tempo. La stessa 
situazione si presenta anche nel caso di associazioni 
e circoli che, nati con l'intenzione di fornire servizi al- 
ternativi a tutte la categorie sociali, in particolar modo 
ai giovani, hanno poi imboccato la strada della rego- 
lamentazione, del tesseramento e si sono inseriti a 
pieno titolo nelle logiche private e di mercato. 
Anche la scuola che dovrebbe rientrare in un’ottica 
di sistema formativo integrato, nellapraticaquotidiana 
va in direzione completamente opposta, per di più 
limitandosi alla trasmissione di contenuti nozionistici, 
inattuali e in forme passive. 

La situazione peggiora nettamente per quanto 
riguarda la nostra Università che propone attività cul- 
turali chiuse entro steccati tecnici e specialistici e di 
conseguenza di impossibile divulgazione. 

D'altro canto l'impoverimento culturale della popo- 
lazione studentesca dà luogo ad articolazioni as- 
sociative che non sono in grado di oltrepassare la 
soglia della tarda goliardia. Per quanto riguarda le 
attività culturalidi Ferrara (rassegne letterarie, mani- 
festazioni artistiche, mostre, etc...) ormai divenute 
motivo di vanto e orgoglio, esse ci vengono proposte 
in modi istituzionalizzati e cioè con possibilità ridotta 
di partecipazione attiva, di analisi critica e di appro- 
fondimento: il rapporto che si instaura tra il soggetto 
che offre II servizio e quello che ne usufruisce è pret- 
tamente univoco, all'insegna della separazione fra 
che crea cultura e chi si limita a consumarla. 

In questo contesto vi ètotale indifferenza nei confronti 
di ogni impulso proveniente dalla cittadinanza; in 
verità di bisogni insoddisfatti ce ne sono parecchi: 
carenza di spazi per concerti e spettacoli e sale 
prove musicali e teatrali, sale di proiezione, sale stu- 
dio, biblioteche decentrate o specializzate, sedi e 
materiali per attività politiche, sociali e culturali, etc... 
Se connettiamo queste considerazioni al quadro 
generale di crisi globale della società italiana pos- 
siamo comprendere più chiaramente l'esigenza di 
creare strutture in cui venga resa possibile un'espe- 
rienzadi autogestione, ovvero di autodeterminazione 
reale, dal basso dei propri modi di impiego del tempo 
libero e della propria formazione culturale. 

Il nostro lavoro non pretende di essere esaustivo 
bensì vuole essere uno stimolo per la riflessione e 
l’apertura di un vero confronto che apra la strada a 
provvedimenti che conformino I servizi offerti alle 
necessità e alle aspirazioni della società ferrarese. 


Autogestione: 

perchè un centro sociale? 

Il Comitato per gli Spazi Autogestiti (CSA) opera da 
circa due mesi con un obiettivo preciso, che è anche 
il denominatore comune alle diverse anime che ne 
fanno parte: riaprire anche a Ferrara le questioni dei 
Centri Sociali e dell’autogestione. 

Siamo consapevoli deH’ampio spettro di significati 
che queste espressioni evocano, ma questo non ci 
impedisce di constatare l’esistenza a livello nazionale 
di un problema di spazi e luoghi nei quali autodeter- 
minare il proprio tempo libero divenga finalmente 
possibile. Si tratta infatti di un problema “storico" 
strettamente connesso alla progressiva sfasatura 
prodottasi negli anni Settanta fra società e politica, 
istituzioni e istanze e bisogni che emergevano in 
forma di “movimenti” politici, culturali, territoriali, 
etc... I "grigi’’ anni Ottanta hanno cristallizzato questa 
mancanzadi comunicazione fra ceto politico e società 
civile, ma la chiusura di un intero ciclo di storia del- 
l’Italia repubblicana, ovvero la scoperta delle fragili e 
criminali fondamenta su cui si reggeva il “secondo 
miracolo italiano", coincidono con la ripresa della 
domanda di spazi e autogestione. 

Da qualche anno il fenomeno dei Centri Sociali si è 
diffuso a macchia d’olio: dalle periferie delle metropoli 
al grossi centri urbani e universitari, alle piccole 
realtà dei Triveneto, dalle regioni-modello Emilia e 
Toscana ai coraggiosi e tormentati esperimenti 
meridionali. Non è questa la sede per una analisi 
sociologica di questi processi, cosi come l’estrema 
differenziazione non consentedi individuare tipologie 
e modelli. 

Ci preme sottolineare però tre caratteristiche di que- 
sto "movimento": 

- le difficoltà e resistenze che le nuove realtà hanno 
incontrato pressoché ovunque da parte istituzionale 
non costituiscono per il CSA una pregiudiziale; siamo 
ben consci che l’apertura di una nuova fase storico- 
politica impone la necessità di un confronto e un 
dialogo; 

- nonostante la forte presenza di giovani riteniamo 
che la etichetta di realtà “giovanili" non si addica alla 
esperienza dei Centri Sociali; la categoria “giovane” 
nasce nel dopoguerra ed è segnata da tratti che 
rimandano più al consumo (di merci, di mode, di mi- 
ti,...) che a ruoli sociali, culture o diritti; Il CSA non 
assimila l’ideologia del “giovanilismo” e ricerca il 
radicamento territoriale e il reciproco scambio tra 
generazioni e culture (un primo passo positivo è 
venuto da parte dei Centri Sociali autogestiti degli 
anziani di Ferrara che ci hanno messo a disposizione 
le sedi); 

- la ricchezza dell’esperienza dei Centri Sociali sta 
anche nella loro diversità, tratto che rimanda al- 
l’assoluta autonomia e spontaneità delle distinte 
esperienze; queste indicano l’emergere di nuove 
figure sociali portatrici di bisogni e pratiche particolari. 


fERRARA 


Spazi Sodali 





ECN Milano 


INfERVENTO INTRODUTTIVO 
ALL'ASSEMBLEA DEL 1 7 GIUGNO DA 
PARTE DEL COMITATO PROVINCIALE 
PER L'ABROGAZIONE SECCA 

DELL'ART. 1 9 


Con questa assemblea ci rivolgiamo agli stessi 
settori popolari ai quali abbiamo indirizzato la proposta 
dei referendum sociaii su democrazia sindacale, 
sanità e pensioni. Lo facciamo alla vigilia di grandi 
trasformazioni che stanno investendo la città. 

La Lega Lombarda è diventata di gran lunga il primo 
partito di Milano. C’è riuscita perché si è appropriata 
ditutti i valori dominanti sui quali si èfondato il regime 
democristiano-socialista in agonia; centralità del 
profitto, fine dello stato sociale e privatizzazioni, di- 
scriminazione di tutti i diversi e degli emarginati. 

La Lega è una forza di destra, ed è per questo che 
è stata votata in massa da quel ceto medio-alto an- 
sioso di difendere i propri privilegi in un periodo di 
profonda crisi economica e politica. E' per questo 
che viene ormai apertamente sostenuta dai fascisti 
dei MSI e da pezzi consistenti dei partiti di Tangen- 
topoli, Il voto della Lega proviene anche da quel 
nuovo ceto imprenditoriale medio-piccolo che vuole 
vedere riconosciuto il maggior peso che ha conqui- 
stato neli’economia nell'ultimo decennio. Ma la Lega 
a Milano raccoglie consensi nelle periferie operaie e 
popolari dove cavalca il diffuso disgusto perla classe 
politica di tangentopoli e la delusione verso I partiti 
della sinistra e il sindacato. 


MA COSA OFFRE LA LEGA A 
QUESTA PARTE DELLA CITTA’ 

OLTRE A NUOVI SACRIFICI? 

Avete mai visto la Lega difendere pubblicamente gli 
interessi del lavoratori, in questi anni di calo dei salari 
e dell’occupazione e di peggioramento delle 
condizioni di vita nei luoghi di lavoro? 

Agli ammalati e ai pensionati la Lega propone la 
privatizzazione dei Servizi Sociali ed un sistema 
sanitario e previdenziale accessibile solo a chi può 
pagarselo. 

Che ha fatto la Lega contro I vergognosi decreti del 
Governo Amato su sanità e pensioni? 


Ai lavoratori meridionali in particolare la Lega propone 
in Lombardia la prospettiva di essere cacciati dagli 
uffici pubblici e nel Sud salari e pensioni ridotti e turni 
notturni, in perfetta sintonia con Confindustria e 
Sindacati. 

Agli studenti universitari invece propone un aumento 
delle tasse scolastiche e il numero chiuso. 

Alle donne propone di tornare a casa a lavare i piatti 
in armonia con la propria cultura submaschilista. 
Infine agli immigrati ed ai diversi la Lega propone solo 
la repressione trasformandoli in capri espiatori ditutti 
I mali di questa società. 

In realtà la Lega vuole governare il passaggio dal 
vecchio regime al nuovo assetto dei poteri, ma que- 
sto non significherà certo un aumento della tutela 
degli interessi del lavoratori, sia che essi siano sa- 
lariati, autonomi o imprenditori di se stessi. Si de- 
finiscono “rappresentanti del nuovo", ma in realtà si 
pongono giàcome tutori del nuovo ordine economico, 
dopo i colpi di maglio di tangentopoli, del resto come 
fidarsi di Formemtini, ex tirapiedi del De Bassetti alla 
Regione Lombardia, nonché ex democristiano e poi 
ex socialista lui stesso, per non parlare della sua ipo- 
teticagiuntainfarcitadi uomini graditi all’Associazione 
industriali, dirigenti di banca e mercanti vari? il pro- 
getto leghista sarà accelerato con Formentini a Pa- 
lazzo Marino, ma con esso dovremo confrontarci an- 
che se il Sindaco sarà un altro, dato che la Lega ha 
acquisito una forza tale da condizionare pesante- 
mente la vita politica di tutta la città. 

Ci troviamo quindi alla vigilia di uno scontro elettorale 
che ci riguarda perchè comunque vada, modificherà 
I rapporti sociali e politici in questa città. 

Una vittoria della Lega Nord - già oggi primo partito 
a Milano - consegnerà a Formentini sindaco e alla 
sua giunta poteri quasi assoluti; ed un governo 
leghista galvanizzato dal successo elettorale, sca- 
tenerebbe subito una offensiva reazionaria violenta 
controquegli obiettivi “simbolici” destinati afunzionare 
come “test" del proprio progetto di normalizzazione 
reazionaria di questa metropoli: i campi nomadi della 


MIIANO 


Consulta/ Assemblea Permanente 



ECN Milano 


periferia, gii immigrati che lavano i vetri agli incroci, 
i centri sociali, i centri accoglienza per lavoratori ex- 
tracomunitari. 

Per passare poi, una volta saggiato il terreno, all'of- 
fensiva contro la classe operaia, i salariati, l'insieme 
delle classi subalterne, gli spazi di opposizione di 
aggregazione e di libertà conquistati in anni di lotta. 
Ma anche una vittoria di Della Chiesa - sostenuto da 
una coalizione incerta ed eterogenea - imporrebbe 
alla sinistra anticapitalistica ed antagonista di fare i 
conti con l'iniziativa rabbiosa e revanscista di una 
Lega Nord diventata ormai un partito razzista con un 
consenso di massa, interlocutore delle classi do- 
minanti locali e nazionali - come testimonia la scelta 
di votare Lega messa in atto da Faick e la sua asso- 
ciazione di industriali cattolici -, capace di incalzare 
le forze politiche tradizionali che, per ragioni di bot- 
tega e di consenso elettorale sarebbero portate a 
riprendere i suoi "argomenti", a spostarsi sempre più 
a destra, ad accettare la sua egemonia di fatto. La 
Lega nord è cresciuta e cresce sulla crisi del vecchio 
sistema di spartizione del potere economico e sulle 
ceneri della frantumazione di quello politico, sulla 
inconsistenza delle opposizioni della sinistra tra- 
dizionale, sulle capitolazioni sindacali. 

Ma quanto sta avvenendo in queste settimane, il ti- 
more diffuso per una vittoria leghista a Milano, può 
servire per rimettere in moto energie di opposizione. 
Con questa assemblea, ci poniamo il problema di 
non fermarci ad una fotografia dei rischi connessi ad 
una possibile vittoria elettorale di Formentlni. 
Vogliamo anche indicare un percorso possibile di 
lotte efficace contro la Lega e tutto ciò che rappre- 
senta. 

Vogliamo assumerci un impegno:quellodicoordinare 
tutte le forze della sinistra di classe, antagonista ed 
anticapitalistica che sono disposte a collegare nella 
pratica una azione di difesa e rilancio degli interessi 
proletari, delle classi subalterne e dei ceti popolari; 
con una azione efficace di contrasto e di opposizione 
nei confronti della Lega nord, di ogni suo atto politico, 
di ogni iniziativa reazionaria xenofoba e razzistache 
minacci un singolo segmento dell'ampio arco di 
settori sociali potenzialmente ostili e/o conflittuali 
con il nuovo assetto di poteri e forze dominanti che 
la Lega aspira a ridisegnare, ridefinire e gestire in 
questa città. 

Perchè la Lega si combatte sicuramrnte offrendo 
una risposta di lotta e di opposizione - e quindi una 
alternativa - anticapitalistica alle grandi "questioni 
sociali” oggi aperte: dalla lotta contro la disoccu- 
pazione di massa a quella contro nuovi accordi 
bidone siglati dai sindacati confederali e destinati a 
colpire i lavoratori e le lavoratrici; dalla lotta per la 
casa al rifiuto delle più diverse forme di degrado ed 
emarginazione sociale. 

Ma la crescita leghista pone ilproblema della costru- 
zione di una specifica opposizione di massa ad essa 
e - se conquisterà Palazzo Marino - alla sua azione 
di governare di questa metropoli. 

Con questa iniziativa vogliamo avviare un confronto 


fra tutti e tutte coloro che sono disponibili a costruire 
questa opposizione di massa alla Lega, Indicando i 
terreni principali, possibili e prevedibili, di un impegno 
comune: 

- la solidarietà e la lotta comune con gli immigrati e 
le immigrate, per difenderne diritti, agibilità nela 
città, condizioni di vita e di lavoro. 

- la difesa dei centri sociali e di tutti i luoghi di ag- 
gregazionesociale e politica minacciati dalle "ruspe 
leghista". 

- la difesa dei diritti dei lavoratori, a partire dal posto 
di lavoro; a cominciare da quelli più minacciati da 
vicini dalla offensiva leghista, i precari delle am- 
ministrazioni locali ed i lavoratori delle munici- 
palizzate minacciate di privatizzazione. 

- la difesa e lo sviluppo dell'accesso popolare - senza 
discriminazioni di nessun tipo - ai servizi sociali 
(quindi assistenza sanitaria, istruzione pubblica, 
difesa ambientale e diritto ad una casa decente, ad 
unaffittosocialmentegiusto)sicuramente minacciati 
di taglio e gestione autoritaria ed esclusivistica da 
parte di una eventuale amministrazione leghista. 

Una opposizione decisa e puntuale su questi terre- 
ni - e su quanti altri si rendessero concretamente evi- 
dente nella dinamica dello scontro sociale e politico 
della prossima fase - può' mettere in crisi, sin dai pri- 
mi mesi, i progetti leghisti di governabilità e norma- 
lizzazione autoritaria ed antipopolare di questa città. 
Può dare fiducia ai settori sociali colpiti dalla crisi, 
offrendo una sponda politica e di organizzazione an- 
tagonistaaquellacostituitadallademagogia leghista, 
per realizzare questa opposizione comune facciamo 
quindi appello a tutte le realtà autorganizzate e di ba- 
se nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nel territorio, ai 
centri sociali, ai collettivi e comitati di quartiere, ai la- 
voratori immigrati, a tutte le forze della sinistra, som- 
mersa e non, ai movimenti di solidarietà ed alle as- 
sociazioni antirazziste. 

La Lega deve essere fermata nei luoghi di lavoro, 
nelle scuole e nei quartieri con la costruzione di una 
opposizione sociale e plitica che abbia la capacità di 
rendere visibile e far pesare gli interessi di quei ceti 
subalterni le cui esigenze sono totalmente altra cosa 
da quelle dei borghesi e degli industrialotti e bottegai 
evasori fiscali e "rampanti", passati armi e bagagli dal 
PSDI, dal PSI e dalla DC al carroccio leghista. 

Oggi sappiamo che esiste un grande spazio per 
ricostruire l'antagonismo sociale partendo dalle que- 
stioni del lavoro, della salute, dei diritti negati; l'abbia- 
mo verificato facendo la campagna referendaria su 
democrazia sindacale, sanità e pensioni: OCCOR- 
RE OCCUPARE QUESTO SPAZIO! 

Lavoratori, operai, disoccupati, pensionati, inquilini, 
artigiani, difendete i vostri interessi, organizzatevi 
contro chi vi vuole fregare due volte! 

NON VOTATE LEGA 


Luglio/Agosto 1 993 




MIIANO 



CCN Milano 


PERCHE' LA 
CONSULTA? 


Qualcosa è cambiato. Questa è la consapevolezza 
politica che sta alla base delle assemblee della 
consulta. 

L'elezione a sindaco di Formentini, squallido epi- 
fenomeno di un movimento sociale ben più ampio e 
potente, ha paradossaimente reso palese a tutti il 
dislocamento della politica su un piano rispetto al 
quale le pratiche del passato non funzionano più cosi 
bene. Il passaggiodaquesta considerazione sempli- 
cemente negativa alla costruzione positiva di un 
percorso collettivo è il compito di fronte al quale le 
assemblee dellaconsultasitrovano.L’importanzadi 
un percorso come quello della consulta a Milano 
deve essere misurata sul peso nazionale e interna- 
zionale della metropoli lombarda. L’opposizione 
pubblica al progetto amministrativo della Lega Nord 
è il fine che ci ha accumunato; Intorno a questo 
obiettivo si è costruito uno spazio di possibilità, uno 
spazio politico che deve essere riempito di contenuti 
e di percorsi di liberazione. La semplice opposizione 
alla Lega, infatti, rimane ben misera cosa, che non 
ci permettedidifferenziarcidallasinistra istituzionale, 
daquella sinistra, cioè, che è responsabile delle con- 
dizioni che hanno prodotto la Lega Nord. Quello che 
invece può determinare l'autonomia e la specificità 
del nostro discorso è il passaggio verso la def nizione 
di obiettivi positivi. 

La vittoria leghista non è infatti un caso, né dipende 
da motivi congiunturali. A suo fondamento sta la 
capacità che questo partito ha avuto di tradurre le 
trasformazioni avvenute nel tessuto prroduttivo 
metropolitano in un programma di destra, neo- 
conservatore. La Lega ha vinto perché ha capito che 
cosa è cambiato rispetto agli anni '60 e '70 ed è stata 
capace di formulare un programma politico, forse 
l’unico in Italia in questo momento, che risponde 
attivamente alle modificazioni avvenute. Combattere 
la Lega significa dunque partire dalle stesse tra- 
sformazioni, dalla modificazione complessiva del 
tessuto sociale, per tradurla invece a sinistra. La 
coalizione che ha sostenuto Dalla Chiesa ha perso 
perché non ha saputo fare questo. 


L’opposizione alla Lega, la forza politicamente più 
avanzatadel comando capitalistico, comporta quindi 
e necessariamente un esame complessivo delle 
nostre pratiche e delle nostre analisi. Questo processo 
richiederà del tempo ma deve essere cominciato 
subito. Il suo punto di partenza non possono essere 
le semplici analisi teoriche né la riproposizione di 
forme di lotta che si sono dimostrate incapaci di 
contrastare la resistibile ascesa del signor Bossi. Le 
assemblee della consulta devono invece rendere 
comunicanti le capacità di analisi sociale e di Iniziativa 
politica oggi sparse neH’areadella sinistra antagonista. 
Per questo la forma della consulta non deve essere 
quella di un coordinamento o di un intergruppi, ma 
quella di un lavoro collettivo. 


CHE COS'E' LA CONSULTA 

La specificità del progetto della consulta consiste nel 
fatto che, dopo gli anni della resistenza, oggi la si- 
nistra antagonista cercadi darsi unastruttura capace 
di incidere su un livello di massa. La consulta è da un 
lato la forma di questo progetto: essa indica un 
percorso di sperimentazione di nuove forme di 
democrazia radicale, al di là della rappresentanza. 
La consulta tende verso la costituzione di nuovi 
soviet. 

D’altro lato la consulta è la sostanza di questo pro- 
getto: traffico, inquinamento, immigrazione, stato 
sociale, imposizione fiscale ecc. sono I temi sui quali 
questa forma di democrazia extraparlamentare deve 
saper dire la sua e imporre le proprie decisioni. 
L’enunciazione generica degli scopi della consulta 
lascia l’impressione contemporaneamente di qual- 
cosa di vuoto e di troppo avanti, bisogna articolare i 
passi necessari per giungere a questi scopi. I passi 
devono partire dal presente e dalla concreta situa- 
zione nella quale ci troviamo inseriti. 

Proponiamo pertanto una serie di obiettivi pratici 
che, nella prospettiva generale sopra indicata, pos- 
sono costituire l'inizio di un percorso organizzativo. 
Per motivi di chiarezza li distinguiamo in due ordini: 
obiettivi a breve e lunga scadenza. Per quanto ri- 
guarda i primi e chiaro che prima di tutto si pone la 
questione della SALVAGUARDIA DELLE STRUT- 
TURE DEI CENTRI SOCIALI; queste strutture hanno 
rappresentato infatti per molti soggetti le condizioni 
materiali ed oggettive del loro fare politica. Ma è d'al- 
tra parte assodato che la salvaguardia di queste 
strutture non può avvenire oggi che al di fuori della 
prospettiva della resistenza. In altre città Italiane, 
come Brescia e Padova, la salvaguadia e la valo- 
rizzazione delle strutture del movimento ha compor- 
tato l’assunzione di una prospettiva generale, più 
attenta alle dinamiche della comunicazione sociale 
e alle problematiche del territorio. Ci sembra impor- 
tante che venga aperto un momento di confronto su 
questo, su quale uso è più opportuno fare delle 
condizioni materiali dell’agire dopo le modificazioni 


MIIANO 


Consulta/ Assemblea Permanente 



ECN Milano 


degli anni '80. E' opportuno far notare che i lavori più 
interessanti realizzati in questi ultimi anni in ambiti di 
movimento, cioè l’ECN e RADIO ONDA DIRETTA, 
vanno già In questa direzione. 

A questa elaborazione sui materiali è necessario 
collegare un lavoro di acquisizione di conoscenze e 
di condivisione delle categorie basilari dell' ANALISI 
DI FASE. Il territorio produttivo della metropoli lom- 
barda è RADICALMENTE CAMBIATO; i settori del 
lavoro dipendente hanno progressivamente perduto 
la loro centralità a favore di altri strati di lavoratori; le 
modalità del processo produttivo si sono modificate; 
la struttura sociale anche. 

Occorrre confrontarsi su questi temi senza rimanere 
nell'astratto della teoria, ma spingendosi fino alla 
definizione di elementi di programma sui quali 
orientare la nostra azione politica. Proponiamo quindi 
la costruzione colletiva, per l'autunno prossimo, DI 
UN CONVEGNO CHE PONGA AL PROPRIOCEN- 
TROILNESSODISOCCUPAZIONE-SALARIOSO- 
CIALE-WELFARE STATE. Si deve sviluppare una 
produzione di senso e di conoscenza alternativi a 
quelli del capitale, che sappiano contrastare punto 
perpuntoleaffermazionidellaricercaedella scienza 
istituzionalizzate e che servano come serbatoio di 
conoscenze per le altre attività. 

Per quanto riguarda gli obiettivi a lungo termine ci 
sembra di dover indicare due piani di confronto che 
debbono essere assolutamente aperti: 

1) Nei precedenti incontri della Consulta è stato 
riconosciuto come livello fondamentale di intervento 
quello sul dirlti negati. Su questo c'è molto da dire; in 
particolare bisogna tenere presente che laddove le 
modificazioni intervenute comportano la negazione 
di alcuni diritti fondamentali esse aprono contem- 
poraneamente lo spazio di una nuova definizione dei 
diritti di cittadinanza. 

2) Per incidere effettivamente suH'amministrazione, 
è necessario che nel movimento si si sviluppi una 
progettualità aiternativasui problemi di gestione del- 
la città. Si tratta di impostare la definizione di un con- 
troplano amministrativo che sappia toccare proble- 
matiche che vanno dalle questioni ecologiche fino 
alle problematiche d'impresa; su questi temi la con- 
sulta deve saperproporre un'alternativa consistente 
al progetti leghisti e sviluppare la forza per imporla. 


Klìnamen, MIano, 1/7/93 


Proponiamo che il Parco Lambro diventi un momento 
di incontro e di scambio per tutte quelle realtà che 
nelle loro città hanno avviato o vogliono avviare 
progetti di consulta. 


LETTERA 
APERTA ALL' 
ASSEMBLEA 
PERMANENTE 
PER I DIRITTI 
NEGATI 


Aldilàdel nome (consulta od assemblea permanente) 
è essenziale intendersi sulle premesse e sul senso 
della proposta che stiamo tentando di rivolgere alla 
città. Le politiche dei governi nazionali e locali, il pro- 
gressivo accentramento autoritario delle istituzioni, 
gli sconvolgimenti prodotti dal sistema produttivo e 
laconseguenteaffermazionediforze "modernamente 
reazionarie” come la Lega, non determinano solo 
nuove difficoltà, ma anche un allargamento dello 
spazio politico per chiunque voglia intervenire sulle 
grandi questioni sociali. E’ però necessario porsi 
all’altezza dello scontro che si profila. 
Ladispersione, laframmentazione, la segmentazione 
conflittuale al proprio interno e la chiusura verso l'e- 
sterno, hanno sempre contribuito a limitare la credi- 
bilitàerefficaciadeirazionedellasinistra antagonista. 
Occorre quindi agire su questi limiti, superare le lo- 
giche minoritarie o di gruppo, rompere gii steccati, 
mettere in comune saperi e percorsi organizzativi, 
creare alleanze politiche e sociali. Non si tratta quindi 
dì prefigurare una sinistra più annacquata e meno 
antagonista, ma una sinistra rivoluzionaria che esce 
dal proprio ghetto. 

L'alleanza non èquindidaintendersicome operazione 
fra ceti politici calata dall'alto, ma una confluenza su 
percorsi comuni, concreti e verificabili, fondata sul 
rispetto delle differenze e la pari dignità fra le singole 
situazioni, sull'allargamento della partecipazione 



Luglio/ Agosto 1993 



MILANO 



ECN Milano 


individuale e collettiva. Occorre costruire il più ampio 
schieramento possibile a partire dalla chiarezza e 
concretezza degli obiettivi. 

Massima apertura quindi. Solo così sarà possibile 
realizzare un coagulo di forze in grado di esercitare 
unapressioneconflittualeerealmentecondizionante 
sui poteri vecchi e nuovi che gestiscono questa città. 
Questo per noi deve essere la consulta o assemblea 
permanente che dir si voglia. Quanto detto sinora 
anticipa anche ciò che, secondo il nostro modesto 
parere, l’assemblea permanente non dovrà essere. 
Essa non dovrà essere una riunione di intergruppi 
delle varie parrocchie del movimento milanese o la 
palestra delle loro diatribe, nè tanto meno un coor- 
dinamento per la difesa dei centri sociali e delie case 
occupate. La difesa degli spazi occupati sarà un ter- 
reno rilevante e ineludibile per la concreta azione 
dell’assemblea permanente, ma appiattirsi troppo 
su questo terreno rischia di soffocare, limitare il cam- 
po di azione dell’assemblea precludendo possibili 
alleanze o interlocuzioni, rendendo in ultima analisi 
più limitata e meno incisiva la stessa necessaria 
azione di difesa degli spazi occupati. 

L’assemblea permanente quindi anon deve incentrare 
il proprio lavoro sull’inseguimento più o meno affan- 
noso di scadenze, nè ci si può limitare a rispondere 
sul terreno imposto dall’avversario. Essa deve in- 
nanzitutto costruire promuovendo la massima par- 
tecipazione collettiva, un concreto percorso sulle te- 
matiche generali su cui è nata. Solo all’interno di que- 
sto percorso potrà essere efficacemente collocata la 
difesa degli spazi occupati. 

Inoltre va evitata qualsiasi sottovalutazione dei lavoro 
di studio 0 di preparazione di seminari e la loro con- 
trapposizione alle iniziative di lotta. Questo aspetto 
dell’attività dell’assemblea è infatti fondamentale al- 
la luce delle grandi trasformazioni di questi anni. 

Se sottollneamo con tanta insistenza i rischi di sof- 
focamento 0 avvitamento su se stessa che l’assem- 


blea permanente corre, lo facciamo per evitare la ri- 
proposizione pericolosa di quei limiti che si sono 
manifestati all’interno della prima riunione al Centro 
Autogestito Garibaldi. Per evitare ciò è necessario 
formulare proposte organizzative e di lavoro. 
Rispetto al programma di lavoro ci limitiamo, senza 
alcuna presunzione di esaurire l’argomento, a ricor- 
dare i 3 possibili campi sinora emersi nel dibattito: la 
difesa dei diritti sociali e di cittadinanza negati, per 
tutti i lavoratori, immigrati e non; la difesa e l’amplia- 
mento degli spazi occupati e di agibilità politica; la 
costruzione di un seminario autunnale sulla Lega. 
Anche sul piano tecnico organizzativo, vanno trovate 
soluzìonicheconsentanoall’assembleadisvilupparsi 
e crescere. Occorre anzitutto dotarsi di un punto di 
riferimento fisso, riconosciuto ed aperto alla città, 
dotato di telefono e fax, quale ad esempio il CIPEC. 
In tale sede si potrebbero tenere le riunioni di routine 
0 dei gruppi di lavoro specifici, tenendo invece a 
rotazione nei centri sociali o in altri luoghi adeguati le 
assemblee generali a maggiorpartecipazione. Anche 
gli orari di riunioni ed assemblee dovrebbero esser 
strutturati in modo da favorire la partecipazione di 
tutti i soggetti sociali; pertanto inizio non oltre le 21 .30 
e fine non oltre la mezzanotte. 

Infine si potrebbero istituire gruppi di lavoro specifici 
su ogni progetto o proposta concreta di lavoro che 
dovesse emergere. Se ne potrebbero per iniziare 
istituire 3 per portare avanti ognuno del progetti 
sinora emersi; 

- Costruzione di una struttura medico legale indirizzata 
a tutti i lavoratori immigrati e non. 

-Formulazioneepromozionediiniziativeperdifendere 
e ampliare gli spazi occupati e di agibilità politica. 

- Costruzione del seminario sulla lega per il prossimo 
autunno in università. Rispetto allasededelsemina- 
rio riteniamo opportuno riappropriarsi diquesta isti- 
tuzione da sempre chiusa alle istanze sociali e al 
forme di sapere critico e conflittuale, imponendo, 
qualora risulti necessario, l’apertura serale delle 
facoltà interessate. Ovviamente i gruppi di lavoro 
specifici avrebbero una funzione prepositiva ed 
organizzativa rispetto all’assemblea generale e 
dovrebbero mirare non ad incentivare la delega ma 
ad allargare la partecipazione attraverso riunioni 
periodiche ampiamente pubblicizzate. 

Al di là di queste poche proposte aperte ad ogni in- 
tegrazione ocorrezione, riteniamo che ladefinizione 
di un adeguato prog ramma di lavoro e di conseguenti 
modalità tecniche ed organizzative, siano le premes- 
se indispensabili affinchè l’assemblea permanente 
decolli concretamente, dando una qualche risposta 
alle attese che intorno ad essa si sono coagulate 
nella tensione di diventare un effettivo punto di ri- 
ferimento all’interno della città. 


ALCUNI COMPAGNI 
DI VIA DB TRANSITI 


Consulta/ Assemblea Permanente 



MIIANO 



ECN Milano 


La consulta 
non esisite 


La consulta non esiste. Ancora. Molto deve essere 
ancora detto, masoprattutto fatto, perché la Consulta 
assumaunasuaformaeconfigurazione proprie. Per 
questo è evidente che non si possono calare dall' 
esterno modelli di strutturazione o determinazioni 
politiche. Il fine di questo documento è invece di 
formulare, a partire dal dibattito finora svolto, delle 
proposte che sappiano dare una rappresentazione 
preliminare di quello che la Consulta può essere. 
Bisogna dunque concretamente partire dai soggetti 
presenti e dalla discussione svolta. La specificità 
politica del progetto di costruzione di un organismo 
di democrazia extraparlamentare,cheincidasul livello 
cittadino, èdidefinire unospaziodi rapportocollettivo 
tra differenti soggettività, alcune delle quali non si 
sono parlate pertutti gli anni 80. Come rendere pro- 
duttive le differenze tra queste soggettività? Questa 
è la prima domanda. 

A questo problema è necessario rispondere su due 
piani: un piano formale ed un piano concreto, so- 
stanziale. Sul primo livello è necessario definire delle 
regole collettive di comportamento che garantiscano 
innanzitutto una interazione paritaria tra i diversi 
soggetti. Essendo laConsultacompostadasituazioni 
dal peso politico molto diverso è necessario garantire 
la libertà di agibilità politica e di accesso alle risorse 
collettive anche alle situazioni più piccole. In breve, 
è necessario affrontare il problema della democrazia 
interna. 

Più interessante e carico di possibili sviluppi è il piano 
concreto. Su questo livello il problema è di individuare, 
a partire dal dibattito della consulta, un nuovo stile di 
lavoro politico che valorizzi le competenze politiche 
e di analisi presenti in ogni situazione, facendole 
interagire in progetti di lavoro collettivo. Quindi definire 
terreni di lavoro collettivo e costruire macchine da 


guerra potenti: questi gli obiettivi. 

Aquesta esigenza non si può rispondere con i vecchi 
schemi dell’intergruppi o del coordinamento cittadino. 
Il difetto fondamentale di queste forme è quello di 
lasciare intatte le differenze soggettive, ognuna nel 
suo ambito specifico di azione, collegandole solo 
esteriormente. La Consulta invece nasce fin da su- 
bito entro un quadro politico diverso: il suo senso 
implicito è il riconoscimento che, perdare una risposta 
antagonista all’attuale situazione politica, è neces- 
sario superare il quadro degli anni 80 e della re- 
sistenza, del quale la rigidità delle differenze sog- 
gettive è un momento di importanza fondamentale. 
D’altra parte un preteso centralismo della Consulta, 
come espressione di una fantomatica volontà ge- 
nerale antagonista, sotto la quale sarebbero sussunte 
lesingoledifferenzeètantopiù assurdo. Le differenze 
non devono essere eliminate con un atto di forza; 
devono essere valorizzale e liberate - portate alla 
massima espressione. Né centralismo né coor- 
dinamento - vogliamo uscire da questa falsa 
alternativa! 

La possibilità di adottare una diversa metodologia di 
lavoro politico collettivo è stata suggerita da alcuni 
degli interventi delle precedenti assemblee: partire 
dalla materialità dei problemi, da quello che è neces- 
sario fare per rilanciare in avanti. La metodologia che 
proponiamo muove da questo perdefinlre dei terreni 
di azione sui quali le differenze possano mettersi in 
rete ed interagire. Si tratta quindi in primo luogo di 
intraprendere dei percorsi comuni di elaborazione 
politica; il senso di questi percorsi dev’essere la 
riappropriazione collettiva della gestione della 
ricchezza e della produzione sociali antagoniste. 
Quindi riassumendo: una pratica di lavoro poilitico 
collettivo in rete incentrata su problemi materiali e 
concreti; questo è il metodo della Consulta. 


Cosa può fare la consulta 

Raccogliere in una articolazione unitariaeomogenea 
quanto, in termini di proposte, è emerso dalle pre- 
cedenti assemblee della consulta è un compito non 
solo difficile ma probabilmente inutile ai nostri fini. 
Come dicevamo non è il centralismo, con il suo 
carattere organico, il nostro metodo politico. 

D’altra parte sono emerse durante i dibattiti tre pro- 
poste che sembrano essere sostanziate da molti 
desideri collettivi. Esse si Incentrano sul problema 
degli spazi sociali, sulla costruzione di momenti di 
welfare state dal basso e sulla definizione di un 
percorso seminariale e di ricerca collettivo. 

Ld difesa e lo sviluppo degli spazi sociali rappre- 
sentano certamente il problema più spigoloso. Le 
ragioni di questo sono chiare a tutti: la questione 




ECN Milano 


ma unificate daii'essere alternative e spesso anta- 
goniste alla chiusura nel “privato”, alla rottura dei le- 
gami edella comunicazione sociale e ai suoi correlati 
(droga, emarginazione, degrado territoriale, crollo 
della coscienza civile, rinascita del razzismo e del 
neofascismo, rafforzamento del maschilismo e delle 
discriminazioni sessuali, etc...) 

In sintesi il Centro Sociale può contribuire a risolvere 
in modo collettivo questioni individuali e sociali la cui 
definizioni e soluzioni non devono essere affidata 
solo al meccanismi burocratici o impersonali dello 
Stato e del Mercato. Il CSA nasce attorno all'Idea di 
allargamento qualitativo della democrazia, sia come 
possibilità di scelta nella costruzione del proprio 
quotidiano e dei propri percorsi culturali, sia nella 
partecipazione in prima persona alla vita sociale e 
politica. 

Inoltre l'utilizzo di lavoro volontario permette una 
suddivisione dei compiti e delle responsabilità solo 
se abbinata ad una radicale trasparenza nelle de- 
cisioni. Va da sè che il tentativo di abbattimento della 
barriera produttore-fruitore (di servizi, cultura, svago, 
etc...) porta ad un drastico calo delle spese e quindi 
dei prezzi. Questo fenomeno già in sè rilevante in un 
panorama di mercificazione della cultura e di esplo- 
sione dei costi legati al tempo libero, potrebbe in- 
nescare un ciclo virtuoso di riappropriazione dal 
basso di culture, pratiche saperi e di rivitalizzazione 
degli spazi urbani. A questo proposito il lavoro di 
quartiere, la riapertura di spazi di socialità interge- 
nerazionali, l'intervento-inchiesta sulle questioni più 
rilevanti, la possibilità di aggregazione non mediata 
dal consumo o dall'utilità economica immediata 
costituiscono la proposta più sensata per rispondere 
ad una crisi di legittimità che minaccia di prendere 
forme ben più inquietanti. Come la storia ci insegna, 
sull'atomizzazione dei comportamenti individuali e 
sulla tecnicizzazione della politica crescono solo er- 
be infestanti: una città che ha conosciuto da vicino le 
origini del fascismo non dovrebbe dimenticarlo. 



Scaletta delle richieste del C.S.A. 
aH'Amministrazione comunale di Ferrara 

PRCXJEnO DI MASSIMA DELLE 
AHIVITA' DEL CENTRO SOCIALE 

Il Comitato porgli Spazi Autogestiti (C.S.A.), presenta 
al Comune di Ferrara una petizione, che vede l'ade- 
sione di 4000 cittadini, in cui si richiede l'assegnazione 
di uno ''spaziofisico’', identificabile in uno degli edifici 
dismessi dì proprietà dell'Ente pubblico. 

La richiesta di assegnazione sarebbe limitata ai tre 
mesi estivi (luglio-agosto-settembre) perdue ragioni: 
la prima è che si tratterebbe di un esperimento che 
dovrebbe valutare le reazioni della cittadinanza, la 
seconda è che si tratta di un periodo estremamente 
favorevole per molte attività. 

All'Interno di questo “spazio fisico” indispensabile, il 
C.S.A. si propone di svolgere unaserle di attività cu I- 
tural-politico-ricreative completamente autogestite. 
Di seguito proponiamo una scaletta di massima che 
illustra il genere di attività che il Comitato intende 
promuovere. 

1) PROMUOVERE L’ASCOLTO DELLA MUSICA 
sotto forma di concerti odi semplice stereodiff usione. 

2) FORNIRE UN SERVIZIO Di “SALA PROVE” a 
quei gruppi musicali che ne avranno bisogno e che 
poi suoneranno nel Centro. 

3) ORGANIZZARE MOMENTI CULTURALI 
FREQUENTI come conferenze, convegni, dibattiti, 
mostre, etc... su temi di attualità. 

Abbiamo imparato a nostre spese quanto è arduo 
trovare una sala a Ferrara da utilizzare a questo 
scopo. Le sale di proprietà del Comune (vedi 
l’Estense) hanno prezzi esorbitanti, per non parlare 
poi delle sale private. 

La solita conclusione è che se non hai possibilità 
economiche devi subire l'immobilizzazione, malgrado 
la volontà e la capacità di fare proposte interessanti 
per l’arricchimento culturale della città. 

4) APRIRE UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE 
SU UNA O PIU’ TEMATICHE sotto forma di piccola 
biblioteca. 

5) ATTUAZIONE PROGRESSIVA (A SECONDA 
DELLE ESIGENZE DELL’UTENZA) DI UNA SERIE 
DI ESPERIMENTI IN CAMPI SPECIFICI: 

- Lavori di teatro-recitazione 

- Cineforum su argomenti di attualità 

- Laboratorio di fotografia 

- Laboratorio di disegno e pittura 

- Servizio di ripetizioni gratuito 

Concludiamo con un'ultima puntualizzazione: vista 
la reale esigenza di spazi per le più svariate attività 
collettive, sarebbe assurdo essere rilegati in un 
posto do ve nu Ila di tutto ciò potesse essere fatto per 
l’inadeguatezza delle strutture... 

Grazie per l'attenzione 


Comitato Spazi Autogestiti 



Luglio/ Agosto 1993 


FERRARA 



CCN Milano 


infatti comporta fin da subito terreni come queilo de! 
rapporto con l'amministrazione, del rapporto tra 
occupazione e autogoverno, del rapporto tra spazi 
sociali e territorio. Inoltre i cosiddetti spazi sociali 
sono luoghi molto diversi tra loro; associazioni 
culturali, circoli di quartiere, centri sociali. Ognuna di 
queste situazioni ha esigenze diverse e sì pone in 
modo diffrente su quei terreni politici sopra citati. 
Affrontare questa questione signif icadunque iniziare 
un lavoro lungo efaticoso attraverso il quale superare 
le rigidità che caratterizzano ognuno dei soggetti 
presenti nella consulta. D'altra parte la direzione di 
questo lavoro ci viene indicata in modo chiaro e 
vincente dall'esempio di altre città. Basti per tutte 
Padova, dove i compagni sono riusciti a imporre al 
comune una soluzione per la gestione dell'area ur- 
bana dove si trova il centro sociale Pedro. 

Per quanto riguarda la costruzione di momenti di 
welfare state dal basso la consulta ha già espresso 
una proposta determinata: il progetto di un'agenzia 
medico-legale a cui possano rivolgersi tutti quei 
soggetti sociali che appartengono ai non-garantiti. 
Esistono già a Milano iniziative consistenti e ben 
organizzate che si muovono su questo terreno; inol- 
tre nell'ambito di movimento sono presenti le compe- 
tenze sia legali sia medico-sanirtarie necessarie a 
realizzare questo progetto: i collettivi d'infermieri e 
precari della sanità e gli avvocati delle diverse as- 
sociazioni di sinistra. Il problema è quindi quello di 
procedere nell'organizzazione dell'agenzia ripren- 
dendo i contatti con questi soggetti e discutendo con 
loro la sua fattibilità. L'importanza fondamentale per 
la consulta di questo progetto consiste nel fatto che 
risponde a bisogni pratici precisi e diffusi nei corpo 
sociale, bisogni ai quali l'amministrazione non 
risponde. 

Sul seminario vorremmo esporre una posizione più 
articolata. E' anzitutto necessario che questo lavoro 
non sia chiuso nel ristretto e improduttivo ambito del- 
ia divulgazione o della semplice socializzazione di 
elementi di conoscenza - obiettivo questo già di per 
sé importante ma insufficente. Il seminario non deve 
essere inteso in nessun modo come il risultato, la 
chiusura di un percorso. Al contrario esso deve fun- 
zionare come elaboratore di esperienze politiche: il 
seminario deve offrire a tutti i soggetti presenti gli 
strumenti teorici e pratici necessari a formulare dei 
progettidi comunicazione politica reale con ilterrìtorio, 
nella sua materialità fisica e nella sua immaterialità 
produttiva. Il seminario deve dunque aprire le inchie- 
ste. Se qualcuno intende l'inchiesta come semplice 
lavoro d'analisi teorica si sbaglia grossolanamente. 
Esso consiste proprio nel contrario. Nell'uscire da! 
ghetto, dal perimetro chiuso dei nostri centri sociali, 
delle nostre associazioni culturali 0 dei nostri collettivi 


studenteschi odi lavoratori. L'Inchiesta è innanzitutto 
comprensione del nostro essere profondamente 
inseriti nei luoghi della produzione. E non perchè 
siamo tutti operai di fabbrica, ma perchè la fabbrica 
non è più il luogo centrale della produzione sociale - 
perché la società, nei suoi canali di comunicazione 
formalieinformali, nelle sue reti sociali, nellagestione 
complessiva del tempo libero, è divenuta una enorme 
macchina produttiva, un enorme ingranaggio dell'ac- 
cumulazione capitalistica. Riconoscere la propria 
internità alla produzione vuol dire riconoscere la 
propria internità al sociale, vuol dire aprirsi al sociale. 
Questo è oggi il senso dell'inchiesta: apertura al 
sociale. 

Quanto ai metodi e ai contenuti del seminario pos- 
siamo ipotizzare unaprima strutturazione in due mo- 
menti di lavoro. Il primo rivolto ad affrontare in modo 
quasi generale, attraverso relazioni di studiosi qua- 
lificati, i fondamenti dell'analisi della fase attuale che 
possono essere racchiusi sotto due grandi titoli: la 
metamorfosi del lavoro e la crisi della rappresentanza 
politica. 

Il secondo momento dovrebbe Invece affrontare il 
terreno pratico del lavori d'inchiesta. La nostra pro- 
posta è di aprire degli ambiti di confronto, a specificità 
tematica (casa, disoccupazione, precariato, urba- 
nistica ecc.). AH'interno di ognuno di essi i soggetti 
interessati possano discutere il progetto d’inchiesta 
adeguato alle loro esigenze specifiche con la colla- 
borazione e l’appoggio di alcuni ricercatori e studiosi 
in grado di fornire dati e chiarimenti sulle ipotesi di 
base e sullo svolgimento del lavoro.S’intende da sé 
che nessuno pensa ad un progetto d’inchiesta unitario, 
complessivo e globale. 

Questa proposta non vuole avere nessun carattere 
definitivo. Anzi per arrivare allacostruzione di questo 
momento seminariale è necessario che si realizzi un 
percorso dì discussione preliminare. Questa proposta 
non vuol essere altro che un contributo iniziale a 
questo percorso. 

L’inchiesta può funzionare come metodo politico 
soltanto se collega profondamente in un percorso di 
costituzionesoggettivacoloro che svolgono la ricerca 
ecoloro che, inizialmente, ne sono il soggetto passivo 
- solo se è conricerca. Questo metodo presuppone 
dunque che siano mantenute e valorizzate le spe- 
cificità dei singoli collettivi territoriali che hanno un 
livello di conoscenza alto del bacino sociale nel quale 
si muovono e una omogeneità sostanziale con esso. 
Quindi non una inchiesta ma cento mille inchieste, 
cento mille processi di riappropriazione delle dina- 
miche di comunicazione con il territorio. 


Klinamen 


MILANO 


Consulta/ Assemblea Permanente 



ECN Milano 


FACCIAMOCI 

SPAZIO 

Ovvero: uno proposto per tutti 


Proviamo un attimo a guardarci intorno. Cosa 
vediamo? Un sistema di potere (ii "sistema dei 
partiti”) allo sfascio più completo: ormai senza 
veli, ci viene mostrata la miseria e la corruzione 
di chi ci ha governato, in nome della democrazia, 
per decenni. Al posto del sistema dei partiti si 
avanza... un altro partito: la Lega Nord, con tutto 
il bagaglio di razzismo, intolleranza, maschilismo 
che la contraddistingue. Chi ci casca? Che 
crede che la Lega sia la soluzione alla crisi 
politica e economica ?Noi no di certo: comunque, 
li aspettiamo all’opera!. 

L'esperienza di anni di lavoro e presenza qui a 
Saggio ci ha insegnato che la crisi non si risolve 
con gli slogan, né con la caccia agli extracomu- 
nitari (che ci stanno simpatici!). Dalla crisi si 
esce rimboccandosi le mani e mettendosi a 
lavorare. 

Insieme. 

Proviamo, ancora, a guardarci intorno. Saggio: 
molti gruppi di base, politici, di volontariato, 
ricreativi... con mille differenze, di cultura, prati- 
che, progetto. Ma con qualcosa in comune: la 
forza che deriva dalla presenza costante in 
quartiere, e il desiderio di fare di questo quartiere 
un luogo degno di essere vissuto: più spazi so- 
ciali, più iniziative, più mostre, meno ignoranza, 
meno eroina, meno razzismo. 

Così, nasce un progetto che per ora è poco più 
di un nome: la consulta. Il progetto, è quello di 
aprire uno spazio pubblico, dove tutti i gruppi, le 
associazioni e gli indivìdui possano mettersi in 
rete e collegarsi. A partire dalle differenze e dal 
contributo specifico di ognuno, sarà possibile 
creare uno spazio comune in cui esprimere i 


bisogni e i desideri di questo quartiere in cui 
viviamo? 

Noi crediamo che questo sia possibile e 
auspicabile: crediamo che la consulta possa es- 
sere un vero organismo popolare, un istituzione 
creata dalla gente e che risponda alla gente: 
tutto il contrario, dunque, di un partito! 

Come primo terreno su cui sviluppare questo 
progetto, proponiamo gli spazi. 

Esiste a Saggio, copme ovunque, un problema 
di spazi: spazi fisici in cui svolgere attività, spazi 
mentali da sviluppare, spazi verdi da difendere 
e da costruire. La consulta è uno spazio di di- 
scussione e iniziativa, il cui fine è aprire altri 
spazi. 

Aprire e tenere aperto il movimento, questo è il 
punto, su ogni piano. Per costruire un territorio 
più libero, bello, gioioso. 

Come primo esperimento pratico, proponiamo 
nientemeno che una festa. Una festa di quartiere, 
interamente gestita dai gruppi e dalla gente, per 
vederci, conoscerci, contarci. Un primo passo, 
per praticare da subito una nuova politica: no al- 
l’ideologia, alle frustrazioni, all’intolleranza, si 
alla comunicazione, all’espressione, alla libertà. 
Una festa per aprire spazi, per farci spazio: il 
primo passo. 

L’identità di ogni gruppo, e dunque le differenze 
che tra i gruppi esistono, sono la nostra risorsa 
più grande. Quello che si deve avere la forza e 
la voglia di fare, è mettere in rete le differenze. 
Per questo proponiamo che ogni gruppo porti 
alla festa Usuo contributo, esprimendo con uno 
stand, un’iniziativa, un banchetto, o qualsiasi 
altra cosa, il proprio lavoro e la propria sogget- 
tività. Proponiamo gli spazi come tema centrale 
della festa proprio in questo senso: chi tra noi 
non vorrebbe avere più spazio? Insomma, l’idea 
è quella di creare un contenitore dove ognuno 
possa mettere dentro quello che più gli piace: 
due, tre giorni di iniziative, con concerti, mostre, 
manifestazioni, eventi di ogni tipo. 
Indicativamente, si pensa ad ottobre come il 
perìodo ottimale per questa festa: l’appuntamen- 
to dunque è per i primi di settembre per organiz- 
zarsi. Baci a tutti. 

KLINAMEN 
la consulta per Saggio 



Luglio/ Agosto 1993 


MIIANO 



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CREDIAMO CHE OGGI SIA 
NECESSARIO UNO SFOR- 
ZO COLLETTIVO CHE CI 
PERMETTA DI SUPERARE 
DEFINITIVAMENTE LA 
“FASE RESISTENZIALE” 
CHE I CENTRI SOCIALI 
HANNO AVUTO DURAN- 
TE GLI ANNI 80. 

LA DIFESA DEI CENTRI 
SOCIALI NON PUÒ’ PIU’ 
ESSERE VISTA SOLA- 
MENTE COME LA DIFESA 
DI UNA SINGOLA ESPE- 
RIENZA, DI UN PERCOR- 
SO PARTICOLARE, LA 
LORO DIFESA VA INSE- 
RITA ALL’INTERNO DI 
UNA PIU’ AMPIA PIATTA- 
FORMA SOCIALE: PER IL 
DI-RITTO ALLA CASA, AL 
REDDITO, ALLA SALUTE, 
ALLA VIVIBILITÀ” DEL 
TERRITORIO. UNA PIAT- 
TAFORMA SOCIALE CHE, 
CONCRETAMENTE, MI- 
GLIAIA DI PROLETARI 
GIÀ' FANNO VIVERE NEL- 
LE LORO BATTAGLIE 
QUOTIDIANE, MA CHE 
CHE SOLO L’UNITA’ DEL- 
LE LOTTE PUÒ’ FARE A- 
VANZARE IN MANIERA 
DECISIVA. 


ECN Milano 
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Radio ONDA DtRETTA 

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Telefono 0337 328455 

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Via Leoncavallo, 22 
20131 MILANO 

Tel./Fax 02 26140287 

Casella Postale n. 17051 

Conto Corrente Postale 
n. 22311203 intestato a 
"Associazione delle mamme 
del Leoncavallo per i centri sociali 

autogestiti" 



ECN MILANO 


F.i.P. Milano - Via Leoncavallo 22 - 24 agosto 1 993